“Ma come li fate quei carri?” Una domanda onnipresente in ogni conversazione che, almeno una volta nella vita, un carrista ha avuto con un non cuprense.
«Beh, è un bel viaggio da raccontare. Si torna indietro con la mente, fino a luglio almeno, quando i carristi si danno appuntamento per scegliere la storia da ricreare».
«Ma c’è un tema comune?» «No, ognuno è libero di scegliere il proprio soggetto. L’unica presenza che non può mancare è l’uva. Il tema deve però permettere di costruire personaggi e strutture capaci di muoversi».
«Perché i movimenti sono così importanti?» «Perché sono uno dei criteri principali che vengono valutati dalla giuria per la classifica finale. E anche perché il carro allegorico, a Cupramontana, non è soltanto una scenografia: è un palcoscenico mobile».
In Piazza, ogni carro presenta infatti una scenetta dove personaggi usciti dalla storia ambientata o dall’immaginario collettivo del paese interagiscono tra loro e con le strutture realizzate. È un classico vedere un contadino cuprense trovarsi per caso in mondi lontani, magari nella terra degli Indiani d’America, in Spagna, su una barca alla ricerca del One Piece o nei mondi animati di Inside Out e dei Pokémon, proprio come successo nella domenica dell’89ª Sagra dell’Uva.
E il Verdicchio non può che essere il garante dell’atteso lieto fine. È una celebrazione dentro la celebrazione, nel solco di una tradizione teatrale popolare e dialettale che affonda le sue radici nella comicità antica di Aristofane, dove il ridere serve a raccontare la società e lasciare una morale: festeggiamo l’uva e il vino, ma anche la nostra comunità, il suo modo di stare insieme e di prendere la vita con ironia.
«E tecnicamente, come si costruisce un personaggio così grande?»
«Si parte dallo scheletro di ogni struttura, con pali innocenti collegati da morsetti. All’interno vengono inseriti leve, pistoni, compressori e meccanismi che daranno vita ai movimenti. Fuori, a coprire, polistirolo, rete, tessuti, cartapesta, colori e sfumature».
Ogni carro ha le proprie tecniche e i propri piccoli segreti, ma nello stesso capannone si impara anche dagli altri, condividendo conoscenze che negli anni hanno fatto evolvere la complessità delle costruzioni. Infine arriva l’uva, applicata a grappoli o acino dopo acino, con scatole intere di silicone.
Il sabato della Sagra si lavora fino a quando tutto è pronto e, all’alba della domenica, si è già al capannone per montare le parti più alte e guardare finalmente il risultato alla luce del sole.
Tutto questo, raccontato anche nel Giornalino dedicato alla Sagra dell’Uva, fatto uscire dall’Amministrazione Comunale alla vigilia della nuova edizione, è ciò che succede ogni anno. Accompagnati da un sole eccezionalmente caldo, i carristi, domenica 4 ottobre, hanno portato in Piazza Cavour i capolavori di quest’anno. Sette settimane di impegno, dedizione e risate si sono sfidate in piazza, cristallizzandosi in una classifica che ha visto al primo gradino del podio Carro Badia Colli con il suo “Old Wine West”, seguito da “Un viaggio espanol… con vino por favor” di Carro Centro Storico e “Wine Piece” di Carro San Michele. Al quarto posto Carro San Bartolomeo con “Vinside Out”, seguito da “Dispersi a Pokevin”, firmato da Carro San Giovanni.
Creazioni che, al di là della classifica, hanno tutte e cinque continuato ad alimentare una tradizione ricca e preziosa. Per Cupramontana, ma senza dubbio anche per l’intera regione Marche, come confermato dai tanti partecipanti di questa edizione, accorsi in migliaia nella Capitale del Verdicchio.
Ora, non resta che darsi appuntamento al prossimo anno, da giovedì 30 settembre a domenica 3 ottobre 2027, per la 90ª edizione. Un traguardo speciale, favorito anche dal lunedì seguente segnato di rosso sul calendario per la festività nazionale dedicata a San Francesco. Ci saranno sicuramente speciali novità, ma a chiudere ci sarà sempre la garanzia della tradizionale sfilata, dei carristi e della bellezza che ogni anno, in modo sempre più grande, porta stupore e meraviglia in Piazza Cavour.


