Scomparsi nel giro di poche settimane Stefano Vavoli e Zeliko Petrovic
Non hanno giocato mai insieme, ma oltre ad aver difeso entrambi i pali della Jesina, hanno avuto un comune destino, sono scomparsi prematuramente, nel giro di poche settimane.
Stefano Vavoli, scomparso il 12 dicembre a 65 anni, aveva vestito la maglia della Jesina nella stagione 1988/89; l’anno prima la squadra era retrocessa, poi era stata ripescata, dopo un cambio societario. In realtà il portiere titolare doveva essere Salafia, che però si era infortunato al 28’ del primo tempo, sostituito da un giovane Cerioni. Per la squadra era stato un esordio promettente: nonostante la Ternana fosse stata inserita tra le grandi del campionato – alla fine sarebbe davvero salita in C/1, quel giorno al Carotti l’altro portiere, Renzi, dovette raccogliere per due volte la palla nella sua rete. Finì 2-2, con autogol di Strano della Ternana al 9’, il pareggio di Garritano al 18’, vantaggio degli umbri al 66’ e l’immediato pareggio di Silvestri al 68’. In panchina sedeva Luzii, un tecnico venuto dall’Abruzzo, del quale si diceva un gran bene, fautore di un calcio totale, moderno.
Al posto di Salafia venne quindi ingaggiato Vavoli, laziale di Terracina, cresciuto nel Genoa, che, dopo alcuni anni in C/2 in Sardegna, era stato il secondo di Giuliani al Verona, scendendo in campo due volte in serie A. Esordio a parte, non fu un campionato facile: nella fase iniziale la Jesina non riuscì a ripetere quanto di buono fatto contro la Ternana, andando a perdere le due trasferte consecutive successive, 1-5 a Fasano, 0-3 a Gubbio. Luzii non durò a lungo sulla panchina, venne esonerato dopo la sconfitta interna con il Chieti del 20 novembre; al suo posto Corelli, che alla fine riuscì a portare in salvo la squadra, con un nono posto finale, niente male viste le premesse.

La prima panchina di Corelli fu a Fano e la Jesina uscì dal campo con un pesante 0-4: come non dimenticare quella domenica? Partimmo da Jesi con la Saab di Mario Baldi il parrucchiere, Franco Morici, il “maghetto” Ferretti che conduceva il programma serale “L’Eco dello stadio” a Radio Eco, io nei panni di radiocronista. La partita iniziò in notevole ritardo, in quanto un leoncello – Centofanti – aveva lasciato il documento a casa e un dirigente della Jesina era stato costretto a rientrare in sede per recuperarlo. Poi sul campo “quattro gnocchi” come avrebbe commentato Stefano Forconi a Radio Eco la sera stessa, insomma, una partita decisamente da dimenticare. Forconi se l’era presa anche con Vavoli, definendolo “Svalvoli”, in realtà in quella stagione, tutto sommato, se la sarebbe cavata bene, lasciando un ottimo ricordo.
Diverso il destino di Zelico Petrovic (foto in alto), scomparso il 9 gennaio a 78 anni, perché in realtà giocò solo 5 partite con la maglia della Jesina. Arrivò per difendere la porta in una stagione controversa, il campionato 1985/86, l’ultimo della gestione di Leopoldo Latini, dopo la discesa dalla C/1. La squadra era stata affidata a Renato Zara, una scelta non condivisa da parte dei tifosi, che comunque sarebbe stato esonerato dopo la sconfitta di Sassuolo; al suo posto Bruno Piccioni, che avrebbe portato la squadra a un quarto posto finale da non disprezzare, anche se la società non aveva nascosto l’intenzione di tornare in C/1. In realtà non fu una stagione fallimentare, la Jesina arrivò in finale di Coppa Italia, sconfitta dalla Virescit, 1-1 a Jesi, 2-3 a Bergamo dopo i tempi supplementari.
Petrovic era arrivato a Jesi con un ottimo curriculum, avendo indossato i guantoni per difendere le porte di Novara, Catania, Taranto, Rimini Vicenza. Fu partecipe della “favola” del Taranto nel campionato 1977/78, che fece sognare ai suoi tifosi la serie A, dopo un grande girone di andata. Il sogno fu cancellato dalla tragica morte del centravanti Erasmo Jacovone per un tragico incidente stradale, il 6 febbraio 1978. I pugliesi chiusero al nono posto. Jacovone era il compagno con cui Petrovic aveva legato maggiormente: si racconta che restò a vegliare la salma da solo per l’intera notte e che in ospedale avesse tentato di aggredire l’uomo che aveva causato l’incidente.
Con la Jesina Petrovic giocò solo 5 partite, fino al match di Forlì, nel quale la squadra perse il primo incontro del campionato. Ad attendere al varco i leoncelli c’era un certo Biasibetti, un veneto cresciuto nel vivaio del Verona, che in due precedenti campionati, vestendo la maglia del Martina, aveva castigato la Jesina, che aveva perso in entrambe le occasioni. La sua fama di “bestia nera” fu confermata anche a Forlì, andò in gol al 47’ e la Jesina perse. Non si sa per quale motivo, forse per qualche gesto inopportuno, per qualche parola di troppo, nei minuti finali, Petrovic scatenò un far west: il primo a essere aggredito fu proprio Biasibetti, che il portiere afferrò per il naso trascinandolo dolorosamente a terra, poi fu il turno di Salice, il primo ad avvicinarsi e diversi altri giocatori forlivesi. Una furia incontrollabile che solo l’arbitro, Della Rovere di Torino, riuscì a placare, prima di estrarre il cartellino rosso. Il Giudice sportivo non calcò eccessivamente la mano, furono tre le giornate di squalifica, anche se in realtà la società decise di rescindere il contratto, ingaggiando Serena.



