Il 12 settembre a Fossacesia Marina (Chieti) debutta il Parkithlon, triathlon solidale pensato per persone con Parkinson, familiari e medici. Tra gli 80 partecipanti anche Roberto, maceratese di 62 anni.
La Costa dei Trabocchi sarà il teatro della prima edizione del Parkithlon, triathlon solidale promosso dalla Fondazione LIMPE per il Parkinson, in programma il 12 settembre a Fossacesia Marina.
Un evento senza precedenti in Italia, pensato per unire pazienti, caregiver e neurologi in un’esperienza che combina sport, ricerca e solidarietà.
Tra gli 80 partecipanti ci sarà anche Roberto, maceratese di 62 anni, che ha deciso di affrontare la prova per dare un segnale chiaro: la malattia non può e non deve isolare. “Non mi considero un malato che fa sport, ma una persona che usa lo sport per stare meglio”, racconta. Un messaggio che sintetizza lo spirito con cui è nato il Parkithlon.
Un triathlon accessibile e simbolico
La formula scelta è quella del Super Sprint: tre frazioni da 400 metri di nuoto, 10 chilometri in bicicletta e 2,5 chilometri di camminata veloce. Un percorso calibrato per essere alla portata di tutti, in singolo o in staffetta, affinché nessuno venga escluso.
La peculiarità è proprio la partecipazione condivisa: coniugi, genitori e figli, nuore e suoceri, pazienti e i loro medici comporranno squadre miste, dimostrando che la sfida al Parkinson non è mai individuale.
Movimento come terapia
Il valore dell’iniziativa trova solide basi nella letteratura scientifica: l’attività fisica regolare, soprattutto aerobica, è oggi riconosciuta come uno degli strumenti non farmacologici più efficaci nella gestione del Parkinson.
“Lo sport può essere uno strumento potente nella gestione della malattia – sottolinea il professor Michele Tinazzi, presidente della Fondazione LIMPE –. Non si tratta solo di riabilitazione, ma di una pratica consapevole che agisce su corpo e mente: migliora l’umore, rallenta il declino motorio e cognitivo, contrasta depressione, insonnia e affaticamento”.
In questo contesto, il Parkithlon non è soltanto una manifestazione sportiva, ma anche un’occasione per diffondere consapevolezza e raccogliere fondi a sostegno della ricerca, grazie alla piattaforma retedeldono.it.
Dalla Swim for Parkinson al Parkithlon
L’evento raccoglie l’eredità della Swim for Parkinson, la traversata solidale dello Stretto di Messina che nelle sue quattro edizioni ha visto pazienti, medici e familiari impegnati fianco a fianco in acqua.
“Dopo le emozioni della traversata dello Stretto – spiega la neurologa Mariachiara Sensi, membro del comitato organizzatore insieme alla professoressa Francesca Morgante – sentivamo il bisogno di un nuovo spazio che unisse sport, comunità e speranza. Il Parkithlon è questo: un momento in cui persone con Parkinson, familiari e medici non sono su fronti opposti, ma parte della stessa squadra”.
Un progetto condiviso
Il Parkithlon gode del patrocinio dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti e del suo Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche, e può contare sul sostegno del Rotary Club Lanciano Costa dei Trabocchi, che ha attivato specifiche iniziative di raccolta fondi.
Chi è Roberto
Maceratese, 62 anni, Roberto ha scoperto il Parkinson da alcuni anni. Ha deciso di partecipare al Parkithlon non per competizione, ma per testimoniare che la malattia non può spegnere la voglia di vivere né la possibilità di costruire legami. “La fatica è parte del percorso – spiega – ma insieme diventa più leggera. Voglio esserci per me stesso e per chi affronta la stessa battaglia”.
Il Parkithlon non sarà dunque solo un appuntamento sportivo, ma un manifesto collettivo: la dimostrazione che il Parkinson si affronta con la forza del movimento, la ricerca scientifica e soprattutto con la solidarietà di una comunità che corre unita, nella stessa direzione.