Operazione dei Carabinieri tra le Marche e la Puglia: quattro arresti per il colpo di agosto a San Costanzo. Traditi dal GPS e dai chiodi a tre punte
PESARO – Una complessa scacchiera investigativa, composta da analisi GPS, tracciamenti autostradali e filmati di videosorveglianza, ha portato alla disarticolazione di una pericolosa batteria di “trasfertisti” del crimine. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Pesaro e Urbino, insieme alla Stazione di San Costanzo, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone (una quinta è stata denunciata), tutte di età compresa tra i 20 e i 33 anni e originarie della provincia di Foggia.
Il colpo di agosto a Cerasa
L’indagine è scaturita dall’assalto avvenuto alle 03:45 del 29 agosto scorso ai danni dello sportello ATM della Banca di Credito Cooperativo nella frazione di Cerasa di San Costanzo. In quell’occasione, la banda aveva agito con tecnica militare: a bordo di un’Alfa Romeo Stelvio rubata e munita di targa contraffatta, i malviventi avevano utilizzato le cosiddette “marmotte” – ordigni artigianali ad alto potenziale – per sventrare la cassaforte.
Nonostante la violenza delle due esplosioni, il bottino era stato magro: circa 2.250 euro. La fuga era scattata precipitosamente, probabilmente a causa del passaggio fortuito di un autocarro che aveva disturbato i ladri.
Le tracce: chiodi e polvere di estintore
Poco dopo il furto, i militari avevano rinvenuto la Stelvio abbandonata nelle campagne di Fano. Gli interni erano stati cosparsi di polvere di estintore per cancellare tracce biologiche o impronte digitali. Nelle vicinanze, il ritrovamento di un secchio colmo di chiodi a tre punte, pronti per essere seminati sull’asfalto in caso di inseguimento, aveva confermato l’elevata pericolosità del gruppo.
L’indagine digitale: GPS e telecamere
A tradire i cinque sono stati i dettagli tecnologici. Gli investigatori hanno monitorato tre veicoli: l’auto rubata e due mezzi d’appoggio, uno dei quali a noleggio. Proprio il sistema GPS installato sul mezzo a nolo ha permesso di ricostruire al millimetro il viaggio della banda lungo l’A14, dal foggiano fino al casello di Marotta-Mondolfo, includendo le soste sospette a Torrette di Fano.
L’incrocio tra i dati satellitari, i filmati delle telecamere delle aree di servizio (che hanno ripreso i volti degli indagati) e l’analisi delle celle telefoniche ha chiuso il cerchio, collocando con assoluta certezza i sospettati sulla scena del crimine nell’orario esatto dell’esplosione.
Il blitz
L’operazione è scattata la notte scorsa nelle province di Foggia e Campobasso. Mentre i militari di Pesaro eseguivano l’ordinanza del GIP, la Procura di Foggia procedeva a ulteriori fermi per analoghi episodi avvenuti in altre località, a dimostrazione di una dedizione sistematica a questo tipo di reati predatori.
Gli indagati sono ora in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Le indagini proseguono per accertare il coinvolgimento del gruppo in altri colpi simili avvenuti nel centro-nord Italia.


