Thursday 30 May, 2024
HomeMarcheAttualità MarcheIdentità da raccontare e nuove sfide: quale futuro per il Verdicchio?

Al Vinitaly, l’enologo Potentini: Il vino marchigiano è nei 50 vini più premiati d’Italia. Il problema non è la qualità ma la marginalità”

Vinitaly 2024, sala Raffaello. Nel cuore del Padiglione Marche, proprio sotto la terrazza che rende protagonisti i principali vini marchigiani, si sono discussi temi e problematiche del settore vitivinicolo regionale. Tanti infatti, nei quattro giorni del Salone internazionale del vino e dei distillati, i convegni ed i momenti di approfondimento con rappresentanti delle istituzioni ed esperti del settore, proprio come l’incontro tenutosi lunedì pomeriggio, dal titolo “Radici profonde, visioni future: l’evoluzione del vino marchigiano“.

Ad introdurre i temi trattati, l’ Assessore all’agricoltura della Regione Marche Andrea Maria Antonini che ha iniziato ricordando come proprio il 15 aprile, compleanno di Leonardo Da Vinci, si festeggi in Italia la Giornata dedicata al made in Italy: “Leonardo è la massima espressione di italianità che unisce la parte creativa, partendo da basi solide scientifiche di documentazione ricerca e studio – ha affermato. Pensando a questo, credo che il marchigiano rappresenti la sintesi di questa fantasia che non parte dall’improvvisazione. Il Made in Marche è una piccola Italia in miniatura rispetto al saper creare eccellenza. Quello delle nostre imprese è un patrimonio culturale del saper fare. Può bastare la tradizione che abbiamo alle spalle? Sotto certi aspetti ci dà solidità morale ma siamo anche di fronte a un ricambio generazionale e a nuove sfide che ci proiettano verso il mercato internazionale. Come regione abbiamo degli strumenti ma dobbiamo ricostruire delle potenzialità che non sono del tutto espresse, costruire una filiera ideale dove dialogano aziende, consorzi e istituzioni“.

Da IMT e Consorzio Vini Piceni, la necessità di aprire il territorio e creare identità

La parola è passata così ai rappresentanti dei principali Consorzi della Regione.

Ad iniziare da Michele Bernetti, Presidente Istituto Marchigiano di Tutela Vini, realtà nata nel ’99 che oggi unisce oltre 500 soci e tutela le principali denominazioni regionali.
Le radici del territorio sono state fondamentali per il processo di sviluppo di tutte le zone a denominazione – ha detto Bernetti. Viviamo di un business che richiede molto tempo nel rientro degli investimenti, una concentrazione su aziende più grandi e medie e poi abbiamo un salto su un numero incredibile di piccole aziende che spesso si sono frammentate nel passaggio generazionale. Se il passaggio generazionale non arriva non bisogna aver paura di aprirsi a realtà esterne. Credo molto nel mischiare il sangue e rinnovare le capacità di investimento del territorio. Abbiamo bisogno di apertura. A questa regione viene sempre contestata la capacità di aprirsi e comunicare. Da fuori possiamo imparare e qualche innesto esterno può essere interessante anche senza perdere l’identità“.

Un territorio abitato da famiglie di mezzadri e agricoltura di sussistenza quello del Piceno, ha spiegato Simone Capecci, Presidente Consorzio Vini Piceni. “In passato si pensava alla quantità più che alla qualità. Piano piano questo è stato superato. Oggi il territorio Piceno ha iniziato a creare delle identità, valore aggiunto sui vini che stanno raggiungendo un ottimo posizionamento perché è stata creata un’identità di prodotto“.

L’enologo Roberto Potentini: ” fare un vino con meno alcol non è un attentato”

Nel settore vitivinicolo, la parola tradizione viene dal verbo tradire. La tradizione è un tradimento della storia ed i vini di oggi non sono quelli di 200 anni fa perché c’è un’evoluzione continua”. Così ha iniziato il suo intervento l’enologo Roberto Potentini chiamato dal giornalista del Sole 24 ore Giorgio dell’Orefice a dare un proprio parere sul tema.

“Nella top ten dei 50 vini più premiati d’Italia, 3 etichette sono marchigiane. Il problema non è la qualità ma la marginalità. Alzare l’asticella ed essere percepiti come sono percepiti i vini delle Langhe. Si beve sempre meno vino – 29 litri pro capite secondo i dati – ma di maggior qualità, per questo deve essere sempre più buono ed in linea con quanto richiesto dai consumatori. Dobbiamo diversificare, capire dove sta andando il mondo e portarcelo noi. Non aspettare che arrivi la multinazionale a farlo“.

In Italia – ha concluso – sono 45 mila le aziende che sfornano etichette. Di queste, 155 generano il 75% di tutto il fatturato. Le altre, vivono del resto. Dobbiamo ragionare su qualcosa in maniera visionaria. Se fare un vino con meno alcol conviene non è un attentato farlo“.

Ricambio generazionale, enoturismo e comunicazione

A dare testimonianza di quanto accada all’interno di alcune aziende marchigiane: Marta Cocci Grifoni, della Cantina Cocci Grifoni e Gianluca Garofoli della Cantina Garofoli.

Nel loro racconto, la questione del ricambio generazionale e la necessità di raccontare la propria storia per promuovere il vino prodotto. “Determinati progetti li abbiamo fatti chiedendoci perché si beve vino – ha affermato Marta – e nel mondo dell’enoturismo abbiamo puntato sulla formazione. Come si spiega ad un ragazzo americano che arriva in Italia perché è bella la nostra storia? Come si trasmettono i valori della nostra tradizione? La mia generazione nel mondo agricolo ha bisogno di più competenze per raccontare e trasmettere il bagaglio culturale ed è fondamentale che le aziende possano avere al loro interno persone più formate“.

La mia azienda agricola ha vissuto tutte le fasi storiche, dalla consegna del vino sfuso con i carretti, all’imbottigliamento” – ha aggiunto Gianluca. L’evoluzione si insedia tra le generazioni. Io ho iniziato nel 2006 ed il mondo è già cambiato a livello produttivo e di consumo. Sono cambiati i consumatori, il mercato, le leggi come quelle che riguardano la gradazione e le richieste. Tra le richieste anche quella di conoscere cosa c’è dietro ad una bottiglia. La volontà di apprendere la storia del prodotto, le radici e la tradizione di un territorio“.

Le identità vanno sapute raccontare – ha concluso così la wine maker Eleonora Marconi. La sinergia tra le aziende unita ad un’idea di futuro. Il mondo va veloce, il vino fa da sempre parte della nostra cultura ma sta cambiando. Ci dobbiamo adeguare ed essere uniti“.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio.