Tuesday 7 July, 2026
HomeLifestyleIl ventaglio, l’accessorio di moda che racconta cinquemila anni di storia

C’è un oggetto che, da qualche anno, ogni estate torna puntuale tra matrimoni all’aperto, concerti, aperitivi al tramonto e passeggiate. Entra nelle borse con naturalezza, regala un po’ di sollievo nelle giornate più afose e aggiunge un tocco di eleganza a qualsiasi outfit. È il ventaglio.

Ma c’è un dettaglio che pochi conoscono: il ventaglio non nacque per combattere il caldo. Per secoli fu soprattutto un simbolo di potere, un’opera d’arte, uno strumento cerimoniale e, in alcuni casi, perfino un accessorio militare. Dietro quelle sottili stecche di legno, bambù o madreperla si nasconde una storia lunga oltre cinquemila anni, fatta di faraoni, imperatori, dame di corte, samurai, artisti e artigiani. Un oggetto che ha attraversato civiltà e continenti cambiando forma e significato, senza mai perdere il proprio fascino.

Quando il ventaglio era un simbolo di potere

Le prime testimonianze risalgono all’Antico Egitto. Ma dimenticate il piccolo ventaglio pieghevole che conosciamo oggi. Quelli dei faraoni erano enormi, realizzati con piume di struzzo fissate a lunghi manici decorati in legno, avorio o metalli preziosi. Non erano i sovrani a utilizzarli direttamente: venivano agitati dai servitori durante cerimonie e processioni, quasi a creare un’aura attorno alla figura del faraone.

Più che rinfrescare, servivano a comunicare prestigio e autorità. Nelle pitture funerarie e nei rilievi compaiono spesso accanto al trono reale, diventando uno degli emblemi del potere regale.

Anche in Cina il ventaglio assume molto presto un significato che va ben oltre la sua funzione pratica. I primi modelli, rigidi e rotondi, vengono realizzati in seta o bambù e si trasformano in autentiche superfici artistiche. Su questi piccoli supporti vengono dipinti paesaggi, fiori di pruno, montagne, uccelli e poesie calligrafate. Possedere un ventaglio significa spesso possedere un’opera d’arte.

Il genio giapponese che conquistò il mondo

È però in Giappone che nasce l’innovazione destinata a cambiare per sempre la storia del ventaglio: il modello pieghevole.

Secondo la tradizione, la sua struttura si ispira alle ali del pipistrello, capaci di aprirsi e richiudersi con straordinaria naturalezza. Le sottili stecche di bambù rendono il ventaglio leggero, resistente e facile da trasportare. Un’invenzione tanto semplice quanto rivoluzionaria, destinata a diffondersi in tutto il mondo.

Ancora oggi Kyoto conserva antiche botteghe artigiane specializzate nella produzione di ventagli tradizionali, testimonianza di un sapere tramandato da secoli.

In Giappone, inoltre, il ventaglio non appartiene soltanto al mondo dell’eleganza. Entra nelle cerimonie religiose, nel teatro Nō e Kabuki, nella danza tradizionale e persino nell’arte militare. Alcuni comandanti samurai utilizzavano speciali ventagli da guerra, spesso rinforzati con inserti metallici, per impartire ordini alle truppe durante le battaglie senza dover gridare. Esistevano anche modelli più robusti, progettati per essere impiegati come strumenti di difesa.

L’accessorio che fece impazzire le corti europee

Quando il ventaglio arriva in Europa, tra il XVI e il XVII secolo grazie ai commerci con l’Oriente, il successo è immediato.

Le nobildonne italiane, francesi e spagnole ne fanno un simbolo di raffinatezza. Nel Settecento diventa l’accessorio irrinunciabile dell’aristocrazia: ogni abito importante ha il suo ventaglio coordinato.

Per realizzare un solo esemplare potevano collaborare fino a cinque artigiani specializzati. C’era chi scolpiva le stecche in madreperla o avorio, chi preparava la foglia in seta, chi dipingeva minuscole scene mitologiche o paesaggi e chi aggiungeva dettagli in foglia d’oro, pizzi o pietre preziose.

Alcuni ventagli richiedevano settimane di lavoro e avevano un valore paragonabile a quello di un gioiello. Altri venivano creati per celebrare matrimoni reali, incoronazioni o importanti eventi di corte. Più che semplici accessori, erano autentiche opere d’arte tascabili.

Per secoli uno dei principali centri europei di produzione fu Valencia, in Spagna, dove ancora oggi sopravvive una lunga tradizione artigianale che ha reso il ventaglio un simbolo della cultura locale.

Parlarsi senza dire una parola

Tra le storie più affascinanti che circondano il ventaglio c’è quella del suo presunto linguaggio segreto.

Tra la fine del Settecento e soprattutto nell’Ottocento iniziano a circolare eleganti libretti che spiegano come comunicare attraverso i movimenti del ventaglio. In una società governata da rigide regole di comportamento, soprattutto nei confronti delle donne, quei gesti sembrano offrire uno spazio di libertà.

I significati sono curiosi. Appoggiare il ventaglio sulle labbra equivale a un invito al bacio. Chiuderlo lentamente significa “sì”. Aprirlo rapidamente suggerisce impazienza o il desiderio di essere raggiunte. Lasciarlo cadere volontariamente avverte che qualcuno sta osservando la scena. Coprire metà del volto invita alla discrezione, mentre far scorrere il ventaglio lentamente sulla guancia può essere interpretato come un segnale di interesse.

Ma era davvero così? Gli storici invitano alla prudenza. Molti di questi codici compaiono soprattutto nei cataloghi e nei manuali distribuiti dai produttori di ventagli nel corso dell’Ottocento. È probabile che si trattasse, almeno in parte, di una brillante strategia commerciale, capace di trasformare un semplice accessorio in un oggetto ancora più affascinante e desiderabile. Vero o no, il “linguaggio del ventaglio” è sopravvissuto fino ai nostri giorni e continua ad alimentare il fascino di un’epoca in cui perfino un piccolo gesto poteva sembrare una dichiarazione d’amore.

Il ventaglio di nuovo protagonista

Con l’arrivo dell’elettricità e dell’aria condizionata il ventaglio sembrava destinato a scomparire. Invece ha saputo reinventarsi.

Negli ultimi anni è tornato protagonista sulle passerelle, nelle collezioni delle maison di lusso e nei mercatini dell’artigianato. Lo si vede durante i festival estivi, nei matrimoni all’aperto, tra le vie delle città d’arte e perfino sui social, dove è diventato un dettaglio fotografico sempre più ricercato.

Il suo ritorno racconta anche un cambiamento culturale. In un’epoca che riscopre il valore degli oggetti durevoli e del lavoro artigianale, il ventaglio rappresenta un’alternativa sostenibile, riutilizzabile ed elegante. Non consuma energia, dura per anni e, se ben realizzato, può trasformarsi in un piccolo oggetto da tramandare.

Sempre più spesso viene scelto anche come accessorio personalizzato per cerimonie ed eventi, oppure acquistato come ricordo di viaggio nelle città che ne custodiscono la tradizione manifatturiera.

Forse è proprio questo il segreto della sua longevità. Il ventaglio non ha mai smesso di adattarsi ai tempi. È stato simbolo di potere nell’Antico Egitto, tela per artisti in Oriente, oggetto di lusso nelle corti europee, protagonista di leggende romantiche e, oggi, accessorio di stile capace di unire estetica, funzionalità e tradizione.

Mentre tutto intorno cambia velocemente, il ventaglio continua a fare ciò che ha sempre fatto: trasformare un gesto semplice in un piccolo rito di eleganza. Ed è per questo che, dopo oltre cinque millenni, non è mai davvero passato di moda.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio. L'idea di fondare Capocronaca, insieme a Cristina, nasce all'inizio del 2023. Nelle sue fondamenta, la volontà di dare ai lettori una voce nuova da ascoltare e scoprire insieme a loro, cosa accade ogni giorno.