Dieci misure cautelari e 31 indagati in tutta Italia. Sequestrati beni di lusso, auto e immobili: il gruppo clonava aziende reali e raggirava anche disabili e Onlus
CROTONE – Un’organizzazione criminale complessa, capace di prosciugare i risparmi di ignari cittadini in tutta Italia attraverso il web, per poi reinvestire il bottino in Rolex, auto di grossa cilindrata e criptovalute. È questo il quadro emerso dall’operazione “Scam City”, condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone sotto il coordinamento del Procuratore Giuseppe Guarascio.
Il bilancio dell’operazione è imponente: 10 misure cautelari (5 in carcere e 5 obblighi di presentazione alla PG) e un totale di 31 indagati. Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: associazione per delinquere, truffa aggravata, riciclaggio, autoriciclaggio e sostituzione di persona.
Il lusso dei “nullatenenti”: Rolex e Tesla
Nonostante molti degli indagati risultassero ufficialmente nullatenenti o addirittura percettori del Reddito di Inclusione, il loro stile di vita era tutt’altro che modesto. I militari hanno sequestrato beni per valori ingenti, tra cui:
- Orologi di prestigio: Numerosi Rolex (modelli Daytona, Submariner, Datejust e Yacht-Master).
- Parco auto: Una Tesla Model Y, una Range Rover Evoque, un’Alfa Romeo Stelvio e diverse Fiat 500X.
- Patrimonio immobiliare: Cinque immobili e quote di una società di e-commerce di elettrodomestici.
- Opere d’arte e numerosi conti correnti e carte di pagamento.
Il sistema: dai finti trattori alla “Legge 104”
Il meccanismo era oliato e seriale. Attraverso tecniche di cyber-patrolling, l’organizzazione pubblicava annunci fittizi su marketplace e siti specializzati. Veniva venduto di tutto: trattori, mini-escavatori, piscine, pellet e ciclomotori. Beni che, in realtà, non sono mai esistiti nei magazzini degli indagati.
Per rendere le trappole credibili, il gruppo utilizzava espedienti odiosi:
- Aste Giudiziarie: I prezzi bassi venivano giustificati millantando la provenienza dei beni da fallimenti.
- Clonazione Aziendale: Venivano usati nomi e dati di aziende reali (completamente ignare), che si ritrovavano poi sommerse dalle lamentele delle vittime.
- Truffa ai fragili: In alcuni casi, i malviventi si fingevano esponenti delle Forze dell’Ordine o proponevano l’IVA agevolata al 4% (Legge 104) per l’acquisto di minicar elettriche, colpendo disabili, anziani e persino Onlus.
Una struttura transnazionale e tecnologica
L’organizzazione non era composta da semplici “improvvisati”. Gli inquirenti hanno individuato ruoli specifici: grafici per i siti web, esperti di trattative telefoniche e specialisti del riciclaggio. Il gruppo si avvaleva persino di programmatori all’estero e broker di criptovalute per far sparire il denaro in tempi record, utilizzando una rete di “money mules” (prestanome) reclutati tra la microcriminalità locale.
L’indagine e le vittime in tutta Italia
L’inchiesta ha documentato almeno 125 truffe consumate da Nord a Sud: da Desenzano del Garda ad Augusta, passando per piccoli centri come Refrancore e Borgo Val di Taro.
L’attività investigativa è stata un mix di tecnologia e tradizione: intercettazioni ambientali, analisi dei filmati degli ATM durante i prelievi, tracciamenti GPS e monitoraggio costante delle chat WhatsApp. Un lavoro capillare che ha permesso di ricostruire il flusso di denaro che, una volta incassato l’anticipo (solitamente il 50%), veniva immediatamente frammentato e “ripulito” attraverso investimenti in trading online e conti gioco.
L’operazione “Scam City” rappresenta un duro colpo a un fenomeno, quello delle frodi digitali, che negli ultimi anni ha assunto dimensioni industriali, colpendo le fasce più vulnerabili della popolazione.


