Wednesday 21 February, 2024
HomeItaliaCronaca ItaliaLivorno, arrestati 4 topi d’appartamento

Su di loro gravi indizi per i furti commessi tra il 7 ed il 19 dicembre scorso, con stesso modus operandi e identikit

I Carabinieri di Livorno hanno arrestato 4 uomini, di età compresa tra i 27 e i 43 anni, tutti con precedenti, gravemente indiziati di essere gli autori di 11 furti in abitazione commessi nelle zone di Livorno, Pisa e La Spezia, tra il 7 e il 19 di dicembre scorso.

I militari, d’intesa con il Sostituto Procuratore della Repubblica di Livorno titolare del fascicolo, hanno raccolto gravi elementi indiziari ricorrendo all’analisi dei filmati di impianti di videosorveglianza pubblici e privati, alle dichiarazioni rese dalle vittime dei furti, nonché grazie alle intercettazioni ambientali, a servizi di osservazione e all’esame dei movimenti bancari in uso ad alcuni degli indagati, ricostruendo un identikit ed un modus operandi che ha indirizzato i militari verso i presunti autori dei reati.

L’impulso che ha consentito la meticolosa ricostruzione degli investigatori dell’Arma risale all’11 ottobre 2023 quando si consuma il furto a danno di una 87enne pensionata livornese. A casa della donna si presenta un sedicente operatore del gas che, dopo averne carpito la fiducia e averla convinta della necessità di aprire le casseforti per scongiurare il danneggiamento del contenuto a causa di una presunta fuga di gas, le ha sottratto monili e gioielli del valore di 30.000 euro. Le telecamere dell’abitazione, acquisite dagli investigatori, hanno consentito di individuare e dare un nome al presunto autore, un 43enne residente a Sarzana.

Le successive conversazioni telefoniche captate hanno poi consentito di estendere il raggio delle indagini con il coinvolgimento di altri soggetti, due fratelli di 28 e 30 anni residenti a Viareggio e un 27enne di Sarzana.

Dalle indagini emerge anche il mezzo utilizzato, una Fiat Grande Punto bianca, intestata a un 44enne di residente al campo nomadi di Ciampino, utilizzata per gli spostamenti sul territorio con targhe false replicanti quelle di auto dello stesso modello.

La scelta delle abitazioni da svaligiare sarebbe avvenuta tenendo conto della presenza o meno di sistemi di allarme o telecamere deducendo, anche dal valore delle auto posteggiate, l’entità della refurtiva sperata e soprattutto la presenza di “zorli”, le casseforti in dialetto sinti.

Sempre dalle indagini dei carabinieri è stato possibile accertare come gli indagati abbiano sistematicamente lasciato i propri telefoni cellulari presso le rispettive abitazioni al fine di crearsi un “alibi digitale”.

L’arco temporale dei furti è stato accuratamente pianificato e selezionato tra le 17 e le 20 così da poter approfittare dell’oscurità dovuta al periodo invernale per aggirarsi nei quartieri residenziali senza essere notati sfruttando anche il fatto che, secondo loro, molte persone in quella fascia oraria ancora non sono rientrate nelle loro abitazioni oppure escono per delle commissioni.

Anche la scelta del guidatore della Fiat Grande Punto durante i colpi non sarebbe stata lasciata al caso, bensì condizionata dalla diretta conoscenza della rete stradale e, a seconda della zona, lasciata al 43enne sarzanese per l’area di La Spezia e del Massetano, e al 28enne viareggino per quelle di Pisa e Livorno.

Durante i sopralluoghi per definire i colpi, la banda comunicava con apparati ricetrasmittenti walkie talkie che addirittura hanno captato le frequenze radio delle centrali operative di Polizia e Carabinieri. In questo modo non solo potevano dare l’allerta in caso di arrivo dei proprietari di casa, ma anche delle forze dell’ordine, dando modo al complice di uscire subito dall’abitazione e non farsi beccare.

Dopo aver individuato l’abitazione prescelta, previa ricognizione circa la presenza o meno di allarmi o telecamere, viene suonato il campanello. La persona incaricata di suonare alle abitazioni indossa, per mimetizzarsi, sempre la divisa di un addetto alle consegne a domicilio di un noto marchio, con indosso anche una mascherina chirurgica per poter meglio occultare le proprie sembianze e servendosi dei voluminosi zaini da raider per occultarvi oggetti atti allo scasso anche ingombranti da introdurre in casa, una volta infranto il vetro dell’imposta prescelta.

In un’abitazione di San Giuliano Terme, l’8 dicembre, per mezzo di un flessibile, i malviventi riescono ad aprire la cassaforte e rubare gioielli e penne di valore, ma anche l’ultimo modello di aspirapolvere di una nota marca. Il 19 dicembre successivo, a Livorno, i malviventi, dopo aver messo a soqquadro tutto, hanno tirato la “zorli” dal muro con tutto il contenuto di gioielli e soldi per un valore di 35000 euro.

Nella maggior parte dei colpi messi a segno a La Spezia il 7, il 9 e l’11 dicembre, a Cascina il 12 e il 18, e a Santo Stefano Magra il 14, i ladri hanno raccolto una enorme quantità di refurtiva, principalmente gioielli e contanti.

Solo in due casi il colpo non è andato buon fine. Dopo aver tagliato la cassaforte in un’abitazione di La Spezia il 7 dicembre, sono dovuti scappare a mani vuote a causa dell’arrivo della moglie del proprietario. Nell’altro caso, sempre a La Spezia il 9 successivo, hanno rubato “solo” due controller elettronici di una nota consolle per video giochi.

Ma l’indagine si è spinta anche oltre. L’analisi dei movimenti bancari dei conti correnti del 43enne e della moglie ha consentito di appurare che quest’ultimo, dal 9 dicembre, avrebbe avviato un’attività commerciale di bar con sede a Sarzana con regolare partita iva.

Quello che ha insospettito gli inquirenti è stata la movimentazione di 7000 euro derivanti da due versamenti in denaro da 3500 euro ciascuno, che sarebbero serviti per l’acquisto della licenza commerciale. Tale disponibilità economica è apparsa quantomeno anomala considerato che il 43enne e la moglie non risultavano svolgere alcuna attività lavorativa ed essere stati anche percettori di reddito di cittadinanza dal 2019 al 2022.

Ciò è valso al 43enne sarzanese anche un’incriminazione per autoriciclaggio per aver impiegato i proventi dell’attività delittuosa nell’acquisto e nell’avvio di un’attività commerciale che è stata posta sotto sequestro preventivo.

La misura cautelare emessa nei confronti di tutti e quattro i componenti sarebbe ampiamente giustificata, secondo il GIP, sia dalla oggettiva gravità dei fatti, tenuto conto della loro reiterazione in un tempo veramente esiguo, sia dalla personalità criminale degli indagati, sia dalla stringente necessità di impedire contatti tra di loro e preservare lo sviluppo delle indagini.

Anche il pericolo di reiterazione del reato è stato ritenuto dal Giudice concreto ed attualissimo.

Autore

Cristina Carnevali

Di professione avvocato, fondatrice di capocronaca.it. Già collaboratrice e direttore editoriale per realtà locali, vincitrice del Premio giornalistico "Giuseppe Luconi" 2020 nella sezione "quotidiani on line delle Marche", oggi guida della redazione di capocronaca.it. Appassionata di sport, ha fatto i primi servizi sul campo, per poi occuparsi a 360° dell'editoria e della comunicazione.