Il ragazzo, di origine egiziana, diffondeva contenuti legati a ISIS e Al Qaeda su TikTok e Instagram. È il secondo caso in pochi mesi nel milanese
COMO – Una rete invisibile tessuta tra i social network, fatta di video celebrativi, contatti con terroristi già arrestati e un’intensa attività di auto-radicalizzazione. È questo lo scenario emerso dall’indagine del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri che, nelle prime ore di oggi, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un minore residente nella provincia di Como.
Il giovane, di origine egiziana, è stato trasferito presso una struttura comunitaria su disposizione del GIP del Tribunale per i Minorenni di Milano. Le accuse sono pesanti: istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e dall’uso di strumenti telematici.
La fabbrica della propaganda sui social
L’inchiesta, partita nell’ottobre 2024, ha svelato come il minore avesse trasformato i propri profili TikTok, Instagram, Telegram e WhatsApp in veri e propri canali di diffusione del pensiero jihadista violento. Non si trattava di una semplice curiosità, ma di un’attività incessante di apologia rivolta a figure di spicco del terrorismo islamico, con espliciti riferimenti a organizzazioni come l’ISIS e Al Qaeda.
Secondo gli inquirenti, il ragazzo si è auto-radicalizzato nel corso dell’ultimo anno. Manteneva contatti qualificati con soggetti internazionali, alcuni dei quali già arrestati per terrorismo. Utilizzava i device in suo possesso per raccogliere e rilanciare materiale multimediale volto a incitare alla violenza.
Un fenomeno in crescita
L’operazione odierna non è un caso isolato. Il ROS di Milano sottolinea come questo sia il secondo intervento di questo tipo in pochi mesi. Già a novembre, infatti, un giovane tunisino era stato arrestato nel pavese per reati analoghi. Sebbene i due casi non siano direttamente collegati, delineano un trend preoccupante di radicalizzazione precoce attraverso il web.
Le perquisizioni effettuate hanno confermato il quadro accusatorio, portando al sequestro di numerosi contenuti digitali che provano l’attività istigatoria del giovane.


