La forza di La Regina di Maggio risiede nella sua scrittura semplice e diretta, capace di trasformare un intreccio di ricordi familiari in un viaggio nella memoria collettiva del Paese. Il nipote, attraverso i racconti della nonna, attraversa momenti cruciali della storia d’Italia, scoprendo frammenti della propria identità in ogni episodio narrato, in ogni silenzio, in ogni sguardo. Una narrazione che procede con scorrevolezza e una quasi ingenua sincerità, qualità che diventano il vero punto di forza del libro.
Il volume si presenta come un omaggio alla memoria, alla capacità delle generazioni di tramandare verità non dette, emozioni custodite, visioni del mondo filtrate dall’esperienza. È il racconto di un bambino, poi adolescente e infine giovane uomo, che ricostruisce la propria storia personale attraverso quella della sua famiglia, scoprendo che la verità può essere un velo sottile, spesso taciuto, ma sempre presente.
A Senigallia, nei suggestivi giardini del Finis Africae, Emanuele Filiberto di Savoia ha presentato questo suo racconto personale. Un incontro che ha richiamato imprenditori, professionisti, appassionati di cultura e storia, ma anche giovani studenti: tutti lì per ascoltare una testimonianza che intreccia memoria privata e riflessione pubblica.
Il libro nasce come un atto d’amore paterno, un lascito di libertà e verità destinato alle figlie Vittoria e Luisa. L’intento è chiaro: permettere loro di guardare al futuro senza il peso di segreti non detti, senza sentirsi identificate da un nome ingombrante. Una scelta narrativa che diventa anche una scelta di vita, un modo per consegnare alle nuove generazioni una storia più leggera, più autentica, più libera.
La Regina di Maggio


