Friday 14 June, 2024
HomeAttualitàSiamo tutti dipendenti digitali? L’incontro di Fidapa sulle nuove dipendenze

All’incontro di Fidapa per comprendere le dipendenze, in nome del benessere digitale

Si è parlato di “Rispetto digitale” e di come “Navigare in sicurezza“, lo scorso venerdì presso l’Auditorium Palazzo di via Angeloni. I due argomenti riprendono il titolo dell’evento promosso dalla sezione di Jesi di Fidapa, l’Associazione italiana di donne professioniste, artiste e imprenditrici che si occupa di promuovere la cultura e la figura femminile in ogni ambiente lavorativo e sociale.

Ad accogliere i presenti e portare i saluti dell’Amministrazione comunale, è intervenuta l’Assessora al bilancio e patrimonio Paola Lenti: “un tema che mi sta a cuore perché profondamente attuale – ha affermato. Nel lavoro tocchiamo con mano l’utilità degli strumenti digitali, così come ne percepiamo l’importanza per tenerci in contatto con le persone in termini di tempo e luoghi fisici. Ma al tempo stesso ne sperimentiamo le insidie, per i giovani causano dipendenza e spesso rendono le persone di una certa età oggetto di truffe. Per questo è importante parlarne“.

Prima degli interventi tenuti dai relatori ospiti dell’evento – la Dott.ssa Alexandra Cucchi, psicologa e psicoterapeuta e il Dott. Paolo Nanni, comunicatore dell’associazione Rete Educazione Digitale e esperto in comportamenti a rischio giovanili e fenomenologia digitale – sono intervenuti anche Gemma Marrocco, consigliera dell’Ordine degli psicologi delle Marche, Paolo Crognaletti del Rotary Jesi, la Vicepresidente di Fidapa Jesi Letizia Saturni e la Presidente dell’Asp 9 e socia Fidapa Gianfranca Schiavoni.

Come Asp viviamo il problema della dipendenza digitale come una patologia – ha affermato quest’ultima. Già dal 2018, abbiamo attivato progetti nelle scuole coordinati da Paolo Nanni, nel 2020 grazie a dei finanziamenti abbiamo dato vita a un progetto dedicato alla dipendenza da gioco d’azzardo. Con la Casa delle donne abbiamo parlato di revenge porn. Poi una serie di iniziative rivolte alla cittadinanza e agli studenti su come utilizzare lo strumento digitale in modo costruttivo“.

Ma quando si può parlare di dipendenza digitale?

A dare risposta a questa domanda è stata Alexandra Cucchi, psicologa e psicoterapeuta esperta in dipendenze tecnologiche.

La parola dipendenza da internet – ha iniziato – è presa dall’altro mondo delle dipendenze, quello da sostanze, ovvero la tossicodipendenza. Noi la attribuiamo a qualcosa di negativo ma le nuove dipendenze sono figlie dello stesso circuito e come tali incontrano quelle vulnerabilità che dipendono dalla storia della singola persona, dalla società e dalla cultura dalla quale proviene“.

Si è dipendenti quando l’attività della dipendenza diventa centrale nella nostra vita, come il bambino che corre a casa da scuola per giocare con la play. La dipendenza altera il tono dell’umore e ci rende rilassati quando si appaga il bisogno perché l’oggetto della dipendenza è qualcosa che colma un senso di vuoto. Una sofferenza esistenziale, la solitudine. Diventa ciò che fa stare bene e dà piacere“.


Come spiegato, “tutte le dipendenze attivano il sistema mesolimbico dopaminergico, che agisce nei meccanismi di gratificazione, nei momenti di sopravvivenza; lo stesso che ci fa sentir bene quando, dopo aver postato una foto sui social riceviamo dei like“.

Allora siamo tutti dipendenti?” ha concluso. “Ovviamente no. C’è allarmismo perché non conosciamo quel mondo e quando vediamo un ragazzo sul cellulare tendiamo ad accusarlo senza chiedere il perché del suo isolamento. Poi è importante capire che nessuno decide di diventare dipendente perché, come con le sostanze, si inizia con un uso saltuario dello strumento. I giovani di oggi sono nativi digitali e come tali hanno competenze diverse, sono multitasking, hanno un pensiero più veloce e captano maggiori informazioni ma hanno anche una memoria minore a causa del sovraccarico informativo, subiscono il dovere della società di essere performanti, hanno paura di essere tagliati fuori e si annoiano a fare cose noiose e ripetitive“.

La risposta è così “l’esserci“, “l’accompagnare i ragazzi e conoscere la rete“, capire come gestire le nuove competenze digitali e come adeguarsi alla nuova società. Va fatto in nome del “benessere digitale” per una sana interazione tra esseri umani e tecnologia.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio.