Era ricercato su tutto il territorio nazionale
La 49enne S..M., di origine macedone, residente da parecchio tempo in Italia, è stata trovata sul letto, massacrata con un corpo contundente, probabilmente un bastone, il volto quasi sfigurato. La segnalazione è partita dal suo datore di lavoro e da una collega, avendola attesa invano nella mattinata; per i carabinieri intervenuti è stato necessario sfondare la porta, rimasta chiusa con la chiave, da qualcuno che ne era in possesso. Suo marito, il 50enne connazionale S.M, principale sospettato per l’omicidio, per quanto si è saputo, aveva dei precedenti per maltrattamenti nei confronti della donna e per questo era stato condannato. Pianello Vallesina, rintracciato il presunto omicida
Dalle prime notizie frammentarie si è appreso che N.M. è stato rintracciato nel pomeriggio di ieri, in un bosco nei pressi di Matelica (Mc), gravemente ferito, probabilmente a seguito di un tentato suicidio. Un cacciatore di passaggio lo avrebbe notato dando l’allarme.
A breve verrà effettuata l’autopsia sul cadavere della vittima, per avere un quadro chiaro dell’accaduto, cercando anche di capire quale oggetto sia stato utilizzato per l’omicidio. Si è appreso che è stato ritrovato un oggetto di ferro, che, stando alle prime indiscrezioni, presenterebbe tracce ematiche.
Quella letale alla donna non è stata l’unica aggressione: la era avvenuta lo scorso aprile; l’uomo ossessionato dal sospetto di un tradimento, impugnando un’ascia, aveva forzato la porta di una stanza in cui la donna si era rifugiata, mettendone anche fuori uso il cellulare. Per quello che si è appreso non era stato l’unico episodio di violenza, mesi prima, sempre impugnando l’’ascia, aveva frantumato il parabrezza dell’auto, con la donna seduta all’interno e in un’altra occasione se l’era presa con il cellulare della coniuge, mettendolo fuori uso. I due si erano riappacificati, ma evidentemente la furia dell’uomo per i sospetti di gelosia ardeva ancora. Il 30enne figlio della coppia vive in Svizzera ed è stato messo al corrente dell’omicidio.
La condanna per l’aggressione di aprile, per la quale era stato arrestato e processato, dopo patteggiamento, era stata di un anno e dieci mesi, sospesa a patto che l’uomo partecipasse per un anno a un corso riservato a uomini che si sono resi di maltrattamenti nei confronti delle donne della durata di sessanta ore.



