Ammette il crimine, ma accusa la donna di averlo minacciato e aggredito
Sami Khemaier, il 39enne che giovedì sera ha ucciso la ex Luigia Fortunato con diverse coltellate al culmine di una accesa lite ha fornito la sua versione, pur avendo ammesso il crimine: in buona sostanza avrebbe dichiarato di essere stato minacciato di ritorsioni nei suoi confronti da parte di qualche non meglio precisato congiunto della donna, aggiungendo che poi la vittima avrebbe puntato contro di lui, quella che sarebbe poi diventata l’arma del delitto. Il seguito della vicenza è noto: dopo il delitto l’omicida è sceso in strada con i vestiti sporchi di sangue, recandosi quindi nella caserma dei carabinieri di Porto Recanati, confessando di aver ucciso la moglie.
Il Khemaier e la donna convivevano, da separati in casa, una scelta dettata dall’esigenza di non negare al figlio di otto anni la presenza dei due genitori. Mentre la donna viene decritta come una gran lavoratrice, sull’uomo pendono alcuni precedenti: condanne per spaccio di droga tra il 2017 e il 2019, evasione nel 2020, dopo aver danneggiato il braccialetto elettronico mentre si trovava ai domiciliari. Sembra che la lite, che ha poi portato l’uomo all’uccisione dalla ormai ex compagna, sia stata un’accesa scenata del Khemaier presso il centro estivo che il bambino frequentava a Castelfidardo.
L’uomo si trova nel carcere di Montacuto, domani – lunedì – è prevista l’udienza di convalida del fermo; è stata inoltre disposta l’autopsia sul corpo della vittima, mediante la quale verrà stabilito quanti fendenti l’hanno raggiunta e la loro gravità e se ci sono state percosse. Elementi determinanti per stabilire la condotta dell’uomo.


