Novara: “Educare è semplice, basta avere le giuste informazioni: fare gioco di squadra per capire se un figlio è felice”.
Mercoledì 18 marzo la Sala Margherita Hack di Castelbellino ha ospitato l’incontro “Il papà peluche non serve a nulla”, condotto dal pedagogista e fondatore del CPP, Prof. Daniele Novara. La serata, moderata dalla Dott.ssa Roberta Cesaroni, ha approfondito il tema della paternità educativa, un ruolo fondamentale nella crescita dei figli tra autorevolezza, regole e presenza affettiva.
“Siamo passati da un padre padrone a un papà peluche”, ha iniziato Novara, descrivendo l’evoluzione della figura paterna. “Il padre di una volta non aveva bisogno di qualità relazionali particolari: era autorevole per il semplice fatto di esserci. Non ascoltava, non partecipava ai problemi dei figli; l’importante era il suo alone di presenza. Rappresentava un modello verticistico di società: se ci pensate la stessa rappresentazione di Dio è quella di una figura paterna autoritaria che enuncia un giudizio universale ed incontestabile.”
Con i cambiamenti sociali degli ultimi decenni – il ’68, femminismo, l’emancipazione femminile, il divieto di punizioni corporali – la paternità si è trasformata. “Oggi tante mamme non si fidano dei padri dei propri figli”, ha aggiunto Novara, “perché portano con sé il fantasma dei padri che hanno avuto. L’adolescenza è l’età del padre, ma senza una squadra educativa non si va da nessuna parte.”
Secondo il Professore, il padre educativo deve concentrarsi su due elementi chiave: il limite e il coraggio. “Deve saper gestire regole concrete, come l’orario d’uso dello smartphone, specialmente di notte: ‘O dormi o usi il telefono, altrimenti come fai a scuola?’”, ha spiegato. “Deve anche dire al figlio: ‘Ce la puoi fare da solo’, e guidarlo nell’autonomia, dai compiti all’uso corretto del tempo libero.”
Novara ha poi sottolineato l’importanza dei momenti simbolici: “A otto mesi il bambino già si forma. Il padre, fa il gioco del ‘vola vola’. Al secondo anno lo porta sulle spalle. Sono operazioni simboliche che danno un’idea concreta diversa di relazione con il figlio rispetto alla madre. Definiscono cosa nella cultura occidentale significhi essere padre: mettere alla prova il figlio, stimolarne il coraggio e l’autonomia.”
Il “papà peluche”, invece, rappresenta una scorciatoia o una mossa di disperazione: “Chi non sa come fare il padre diverso dal proprio, tende a fare il contrario. Parla continuamente con i figli, li ascolta troppo, li lascia fare ciò che vogliono, si presta al contatto fisico esasperato. Il figlio può diventare dispotico, mentre si crea una competizione affettiva con la madre. Non è questo il percorso educativo corretto: serve fiducia reciproca, regole condivise e gioco di squadra.”
Novara ha poi approfondito i comuni equivoci nell’educazione contemporanea: “Non esistono stili educativi completamente diversi. Si possono avere modi relazionali differenti, ma ciò che conta è lo stesso obiettivo educativo: l’autonomia del bambino. Non basta ascoltare il figlio e rassicurarlo, bisogna guidarlo, dargli responsabilità, stimolare la sua capacità di farcela da solo.”
Ha anche evidenziato come le fasi di crescita influenzino il ruolo del padre: “Il bambino ha un pensiero magico, l’adolescente tende all’opposizione. Ogni anno è diverso: bisogna conoscere le fasi di sviluppo dei figli. Anche il padre ‘amico’ è un equivoco: i bambini devono giocare con i pari, non da soli o solo con i genitori. L’adolescenza sono gli anni d’oro: i ragazzi felici sono quelli che condividono esperienze con amici e compagni, non quelli sempre a casa.”
Come ricordato in chiusura dal primo cittadino Andrea Cesaroni, l’evento con il Professor Novara ha dato avvio al progetto “Un centro, mille strade”, promosso dal Comune di Castelbellino con il sostegno della Fondazione Cariverona. Dal 30 marzo prenderà vita un’area dedicata al doposcuola e a spazi per ragazzi dai 6 ai 18 anni. Domenica 29 marzo è previsto il taglio del nastro del nuovo centro, che offrirà attività educative e ricreative guidate da educatori, rafforzando il sostegno concreto alle famiglie.



