Ancona – Fronte comune tra istituzioni e parti sociali per difendere il futuro industriale del Fabrianese. Si è svolto il 21 maggio in Regione un incontro cruciale tra il presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, l’assessore al Lavoro Tiziano Consoli e i rappresentanti nazionali di Fiom CGIL, Fim CISL e UILM. L’obiettivo? Definire una linea d’azione condivisa e invalicabile in vista del tavolo convocato per lunedì prossimo, 25 maggio, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), alla presenza del ministro Adolfo Urso.
Al centro del confronto c’è il drastico piano industriale presentato da Electrolux, che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il conseguente licenziamento di circa 170 lavoratori. Una decisione che rischia di assestare un colpo durissimo a un territorio già provato e all’intero distretto manifatturiero marchigiano.
La posizione della Regione: “L’azienda dimostri responsabilità”
Il presidente Francesco Acquaroli ha espresso forte preoccupazione, ma anche grande determinazione per l’imminente appuntamento romano:
“Siamo concentrati sull’incontro di lunedì pomeriggio. Ribadiremo con forza le nostre richieste: il ritiro del piano presentato dall’azienda e l’avvio di un confronto su un vero progetto di rilancio e sviluppo, a partire da Cerreto d’Esi, che è uno degli stabilimenti più produttivi del gruppo.”
Acquaroli ha poi lanciato un appello diretto al management della multinazionale, ricordando il sostegno pubblico ricevuto dal gruppo in passato: “Lo Stato si è dimostrato presente al fianco di questa azienda in momenti di necessità. Proprio per questo riteniamo doveroso che oggi l’azienda dimostri disponibilità al dialogo. Confidiamo che possa prevalere il senso di responsabilità per costruire un percorso comune”.
Una crisi di portata nazionale
Il caso di Cerreto d’Esi non è isolato. Il vertice di lunedì al MIMIT affronterà la crisi complessiva del gruppo Electrolux in Italia, il cui piano aziendale prevede un totale di circa 1.700 esuberi a livello nazionale.
Dall’incontro di ieri è emersa una richiesta unanime e senza sfumature: il ritiro immediato del piano, giudicato del tutto inaccettabile per l’impatto sociale ed economico che avrebbe sulle comunità locali. Regione e sindacati chiedono a gran voce una strategia unitaria che veda collaborare Governo, enti locali e parti sociali per salvare non solo i posti di lavoro diretti, ma anche l’intero indotto della filiera produttiva marchigiana. La determinazione è massima: la difesa di questo presidio industriale viene considerata una priorità assoluta per l’economia della regione.


