Friday 19 April, 2024
HomeAttualità“Mi ero persa”, la poesia della Chechile torna al Carlo Urbani di Jesi

Un quadretto è ora esposto davanti agli studi medici di penumologia, simbolo di rinascita a 4 anni dalla pandemia

La poesia in ospedale. Si potrà godere dei versi della poesia simbolo del covid, esposta presso l’ingrasso del reparto di pneumologia dell’ospedale Carlo urbani di Jesi.

E’ la poesia scritta da Maria Teresa Chechile, al tempo del covid. Era il 2020 e l’infermiera poetessa si è fermata a osservare l’alba di uno dei giorni in cui il tempo sembrava essersi fermato.

Il quadretto contenente la poesia è esposto oggi proprio di fronte agli studi medici.

“Mi ero persa” è lì a evocare e rievocare quel tempo e le emozioni che hanno attraversato il periodo pandemico.

A quattro anni dal covid quella poesia, dopo aver viaggiato per l’Italia, rappresentata anche nel murales di Pesaro, torna nel luogo in cui è nata e, “recuperando sentimenti ed emozioni del primo momento, chiude con la speranza che si apre al mondo”.

“Quella rinascita che è data dalla capacità umana di trovare soluzioni agli innumerevoli problemi, non solo sociali ma e soprattutto alla cura del corpo e cura dell’anima”, spiega la poetessa.

La poesia di Maria Teresa Chechile è inclusa nel volume edito da Albatros “Le foglie non cadono mai uguali”,già premiato a Montecitorio con medaglia di bronzo.

Autore

Cristina Carnevali

Di professione avvocato, fondatrice di capocronaca.it. Già collaboratrice e direttore editoriale per realtà locali, vincitrice del Premio giornalistico "Giuseppe Luconi" 2020 nella sezione "quotidiani on line delle Marche", oggi guida della redazione di capocronaca.it. Appassionata di sport, ha fatto i primi servizi sul campo, per poi occuparsi a 360° dell'editoria e della comunicazione.