Da Fabriano a L’Aquila, 14 tappe attraverso Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Un itinerario nato dalla solidarietà che attraversa i luoghi colpiti dai terremoti e racconta le comunità che continuano a vivere e a ricostruire.
A dieci anni dalle scosse che nell’ottobre 2016 colpirono duramente l’Appennino centrale, attraversare questi territori significa incontrare una storia che non si esaurisce nella cronaca del terremoto. Accanto ai borghi danneggiati, ai cantieri e alle trasformazioni del paesaggio ci sono le persone che hanno scelto di restare, le attività che continuano a lavorare e le comunità impegnate a mantenere vivo il legame con la propria terra.
È lungo questa linea che si sviluppa il Cammino nelle Terre Mutate, un percorso di circa 250 chilometri che unisce Fabriano a L’Aquila, attraversando quattro regioni e alcuni dei luoghi più segnati dai terremoti dell’Appennino centrale. Quattordici tappe per camminare tra montagne, altopiani e centri storici, ma anche per conoscere da vicino una realtà che, a distanza di anni dal sisma, continua a fare i conti con le difficoltà della ricostruzione.
Dalla marcia del 2012 al percorso permanente
La storia comincia nel 2012 con la Lunga Marcia per L’Aquila, promossa dalle associazioni Movimento Tellurico, Federtrek e APE Roma. L’iniziativa nacque per denunciare le difficoltà della ricostruzione dopo il terremoto del 2009 e richiamare l’attenzione sulle comunità che rischiavano di essere lasciate ai margini.
Con le successive edizioni, l’esperienza mise in relazione territori diversi, accomunati dalle conseguenze dei terremoti e dalla necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni delle popolazioni coinvolte. Le nuove scosse del 2016 e del 2017 diedero ulteriore impulso al progetto, portando alla costruzione di un itinerario stabile tra Fabriano e L’Aquila.
Dal 2017 il Cammino nelle Terre Mutate si è sviluppato grazie al lavoro di volontari, associazioni e abitanti dei territori attraversati. Nel 2024 è nata l’omonima associazione di volontariato, con l’obiettivo di custodire il progetto e accompagnarne la crescita attraverso il coinvolgimento delle comunità locali.
Il risultato è un percorso che tiene insieme escursionismo e impegno civile. Camminare diventa un modo per conoscere le conseguenze del sisma al di fuori delle ricorrenze e delle emergenze mediatiche, entrando in contatto con luoghi e persone che spesso faticano a trovare spazio nel racconto pubblico.
Dalle Marche ai Sibillini, fino ai paesi simbolo del terremoto
Il viaggio prende avvio dal centro storico di Fabriano e raggiunge Matelica, attraversando boschi, colline coltivate e piccoli centri dell’entroterra marchigiano. Da qui si prosegue verso Camerino e Fiastra, entrando nell’area dei Monti Sibillini. Il Lago di Fiastra, i sentieri montani e il Santuario di Macereto accompagnano alcune delle tappe più panoramiche, prima della discesa verso Ussita e della prosecuzione in direzione dell’Umbria.
Il paesaggio cambia progressivamente, alternando vallate, boschi e altopiani. Dopo l’area di Visso, il percorso raggiunge Norcia e Castelluccio, ai piedi del Monte Vettore. Il Pian Grande è uno dei luoghi più riconoscibili dell’itinerario: tra maggio e giugno, durante la fioritura delle coltivazioni, l’altopiano si colora, offrendo uno scenario che richiama ogni anno visitatori ed escursionisti.
Ma la bellezza del paesaggio convive con i segni lasciati dal terremoto. Castelluccio, il cui abitato fu gravemente danneggiato dal sisma, è uno dei luoghi in cui questa contraddizione appare più evidente. La stessa esperienza accompagna il camminatore nelle tappe successive, verso Arquata del Tronto, Accumoli e Amatrice, centri duramente colpiti dalle scosse.
Qui il percorso attraversa territori in cui le conseguenze del terremoto sono ancora parte della vita quotidiana. I resti degli abitati danneggiati, le aree interessate dagli interventi di ricostruzione e i nuovi insediamenti raccontano una trasformazione che non può essere ridotta a una semplice successione di prima e dopo. Il cammino prosegue poi verso Campotosto e il territorio aquilano, fino alla destinazione finale.
Le 14 tappe, da Fabriano a L’Aquila
Di seguito le 14 tappe del Cammino nelle Terre Mutate:
- Tappa 1 – Fabriano-Matelica: 25,2 km. Si parte dal centro storico di Fabriano e si attraversano boschi, vallate e colline coltivate fino a Matelica.
- Tappa 2 – Matelica-Camerino: 23,2 km. Il cammino prosegue tra le colline marchigiane, con panorami sui vigneti e sui Monti Sibillini.
- Tappa 3 – Camerino-Fiastra: 21 km. Dalla città di Camerino si raggiunge il territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, passando per il Lago di Polverina.
- Tappa 4 – Fiastra-Ussita: 20,5 km. Una giornata panoramica tra boschi, crinali montani e l’area del Santuario di Macereto, con vista sul Lago di Fiastra.
- Tappa 5 – Ussita-Campi di Norcia: 23,4 km. Il percorso attraversa l’Alta Valle del Nera, passando nei pressi di Visso e proseguendo tra boschi e pascoli montani.
- Tappa 6 – Campi di Norcia-Norcia: 9,9 km. La tappa più breve conduce attraverso la valle Castoriana e l’altopiano di Santa Scolastica fino al centro di Norcia.
- Tappa 7 – Norcia-Castelluccio di Norcia: 15,4 km. Una salita impegnativa porta all’altopiano di Castelluccio, con una vista aperta sul Pian Grande e sulle cime circostanti.
- Tappa 8 – Castelluccio di Norcia-Arquata del Tronto: 18,1 km. Dal borgo di Castelluccio, duramente colpito dal sisma, il cammino scende verso Arquata del Tronto.
- Tappa 9 – Arquata del Tronto-Accumoli: 18,3 km. Il percorso attraversa l’area sud-orientale dei Sibillini e si affaccia sul territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
- Tappa 10 – Accumoli-Amatrice: 17,6 km. Tra sentieri e tratti asfaltati, si attraversano luoghi che portano ancora i segni delle distruzioni causate dal terremoto del 2016.
- Tappa 11 – Amatrice-Campotosto: 16,2 km. Si percorrono antichi sentieri ai piedi dei Monti della Laga, con panorami sul lago di Campotosto e sul versante nord-occidentale del Gran Sasso.
- Tappa 12 – Campotosto-Mascioni: 15 km. Il cammino passa per Poggio Cancelli e sale sul Monte Mascioni, da cui si apre una vista sul Gran Sasso e sulle vette appenniniche.
- Tappa 13 – Mascioni-Collebrincioni: 26,4 km. Una delle tappe più lunghe e impegnative, che attraversa altopiani e paesaggi montani fino alla conca aquilana.
- Tappa 14 – Collebrincioni-L’Aquila: 9 km. L’ultima giornata conduce in circa due ore nel centro dell’Aquila, passando per il quartiere di San Giuliano e il santuario della Madonna Fore.
Le distanze e i dislivelli variano sensibilmente tra una tappa e l’altra, rendendo importante organizzare il viaggio in base alla propria preparazione e alle soste disponibili lungo il percorso.
Informazioni sulle tappe, sull’organizzazione del percorso e sulla credenziale sono disponibili sul sito ufficiale www.camminoterremutate.org.

