Friday 19 April, 2024
HomeAccadde oggi100 giorni all’esame. Dalle frasi in rima ai pellegrinaggi, i riti portafortuna dei maturandi italiani

A tre mesi dalla fatidica maturità, gli studenti italiani festeggiano i famosi “100 giorni all’esame“. Una tradizione di lunga data che tramanda da decenni la voglia di ingannare l’ansia dell’esame ormai alle porte. I maturandi la attendono con trepidazione dall’inizio del quinto anno di superiori, dedicando tempo ed impegno all’organizzazione di una giornata da passare tra pranzi, musica, brindisi e voglia di fare festa.

La giornata ha origini nella prima metà dell’800 e affonda le sue radici nella tradizione militare del Mak. P. Le cronache del 1840 raccontano di un certo Emanuele Balbo Bertone, allievo dell’Accademia militare di Torino, che avrebbe commentato il decreto regio che stabiliva la conclusione dei corsi militari entro tre anni affermando ” Mac pi tre ani!“, ovvero “mancano solo tre anni“.

L’esclamazione divenne iconica e da quel momento gli allievi iniziarono a tenere il conto alla rovescia, prima dei tre anni, poi dei tre mesi ed infine dei 100 giorni al termine dei corsi accademici, convertendo il detto in “mach pì cènt“, “ne mancano solo 100“.

L’usanza passò facilmente dal mondo militare a quello scolastico e dalla fine del secolo divenne una tappa imprescindibile nel percorso di ogni studente italiano.

Un’unica ricorrenza, tanti rituali per celebrarla

Da nord a sud, i festeggiamenti accolgono usi e costumi differenti. Dalle maglie colorate con frasi in rima per ironizzare sull’ipotetica bocciatura ai riti propiziatori per chiedere il miracolo , gli studenti rispettano in modo sacrale quanto tramandato dagli anni passati.

Nelle città delle Marche, come ogni anno accade a Jesi, i maturandi si concedono un giorno di pausa dalle cinque ore scolastiche. La mattinata prevede una tappa sotto i cortili delle rispettive scuole con striscioni, fischietti e magliette di colore diverso in base alle classi. La città si colora e si riempie di frasi in rima che racchiudono la speranza di un 60 o il rischio della mancata ammissione all’esame.

A Pisa invece, i 100 giorni si legano al cosiddetto Rituale della lucertola. L’usanza prevede che tutti i maturandi tocchino la piccola lucertola scolpita sulla porta della cattedrale, che però da qualche anno è stata transennata per impedirne l’usura. L’alternativa si è così concretizzata in 100 giri intorno alla torre pendente.

Dal rito dei 100 giri a quello del Bagnasciuga seguito dagli studenti di Viareggio e di alcune località della costa adriatica come Rimini e Riccione. I maturandi scrivono il voto sperato sulla sabbia che, se non viene cancellato del tutto, corrisponderà a quello che si otterrà all’esame diminuito di 10 punti.

Tra sacro e profano, l’importante è avere fede

Per “casi estremi, estremi rimedi”, così in alcune città, gli studenti scelgono di appellarsi direttamente al potere celeste che “tutto puote ciò che si vuole”.

Al santuario di San Gabriele in provincia di Teramo ad esempio, migliaia di studenti arrivano ogni anno da tutta la regione per far benedire le penne che useranno all’esame, mentre per garantirsi la promozione, i maturandi di Livorno e Palermo salgono in ginocchio gli scalini delle cattedrali della città, prima di fare tanti saltelli quanti il voto desiderato ed accendere un cero.

In Sardegna infine, la fede nella patria prevale su quella divina, concretizzandosi in patriottici girotondi sulle note dell’Inno sardo.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio.