Thursday 30 May, 2024
HomeAccadde oggi“Sono nata il 21 a primavera”, il ricordo di Alda Merini nella Giornata della poesia

Per lei il compleanno è importante come data?” chiese Luciano Minerva ad Alda Merini in un’intervista del 2007.

Lo era – disse la poetessa nata proprio nel giorno in cui entra la primavera – ma adesso non lo è più perché ho incontrato un sacco di ragazzi sciocchi nati il 21 marzo, e mi sono cascate le ginocchia. Nascerò un altro giorno“.

Però nasce la primavera il 21 marzo“, continuò Minerva.

Non l’ho mica fatta io“, rispose. “E’ la festa nazionale della poesia il 21 marzo, ma il 21 marzo come inizio della primavera è un caso. La primavera è folle perché è scriteriata, è generosa, ma incontra anche il demonio, ed io l’ho incontrato il demonio. Era in manicomio“.

Alda Merini è una delle poche voci femminili del Novecento letterario italiano. La sua data di nascita, il 21 marzo 1931, coincide con l’inizio della primavera e con la Giornata mondiale della poesia, istituita dall’Unesco nel 1999 per ricordare il valore della produzione poetica in ogni cultura umana.

Per questo, i suoi versi e la sua storia vengono ricordati ogni anno proprio il 21 marzo, testimonianza della forza della poesia e della sua capacità unica di raccontare la vita.

La vita, la poesia e “l’altra verità” del manicomio

Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio ero poco più di una bambina” racconta nella sua opera autobiografica L’altra verità. Diario di una diversa, pubblicata nel 1986. Alda Merini entra in manicomio nel ’65, a trentaquattro anni. All’epoca aveva già iniziato a pubblicare poesie sulla rivista “Paragone” tra cui il componimento “la presenza di Orfeo“. L’opera fa parte dei componimenti lirici del Novecento appartenenti alla corrente dell’orfismo, nella quale la parola poetica viene considerata un elemento magico in grado di evocare il misterioso e penetrare dentro la psiche umana.

Poco prima di entrare in manicomio si sposa: “ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente. Provai a parlare di queste cose a mio marito ma lui non fece cenno di comprenderle“, racconta nell’incipit. L’internamento della Merini inizierà di fatto proprio perché suo marito una sera, incapace di gestire una crisi della moglie, chiamerà l’ospedale per farla ricoverare. Resterà in manicomio per 15 anni.

L’autrice racconterà quel momento come “l’ingresso in un inferno, nell’oscuro della follia“. Nei suoi scritti prodotti qualche anno dopo l’uscita dall’ospedale, ripercorrerà con lucidità e fermezza quanto vissuto, accompagnando alle sue parole un certo spirito di denuncia contro il sistema sociale del tempo, retto da dinamiche di repressione e di sottomissione della realtà femminile.

I suoi versi dunque, non sono solo protagonisti della produzione poetica del secolo scorso, ma costituiscono un’importante testimonianza dell’esperienza manicomiale proprio nel corso dei cambiamenti avvenuti all’inizio degli anni ’80 con la chiusura dei manicomi decretata dalla Legge Basaglia.

“Sono nata il 21 a primavera” la poesia che unisce rinascita e follia

Con una poesia, la Merini consacra quella data di nascita che racconta a Luciano Minerva di voler cambiare . “Sono nata il 21 a primavera” diventa così il titolo di un componimento ma anche di un’intera raccolta di poesie che ripercorre la sua vita.

Nel 2004, al Teatro Strehler di Milano, sulla musica di Giovanni Nuti, la cantante Milva unisce la sua voce al testo poetico della Merini, rendendo la poesia una canzone.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

La Merini chiama Proserpina la primavera, come la dea degli inferni che ogni sera piange vedendo la tempesta piovere sui suoi frumenti. Sono lacrime di dolore ma anche di speranza. La stessa speranza grazie alla quale la poetessa rinasce dall’inferno, come la primavera ogni 21 marzo rinasce dal freddo e sterile inverno.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio.