Il 13 ottobre 2002 è una data che occupa un posto speciale nella storia del ciclismo italiano. Sulle strade di Zolder, in Belgio, Mario Cipollini conquistò il titolo di campione del mondo su strada, coronando una carriera già ricca di successi con la vittoria più prestigiosa.
Quel giorno il velocista toscano arrivò all’appuntamento iridato da grande favorito. L’Italia, guidata dal commissario tecnico Franco Ballerini, disputò una gara perfetta, controllando ogni tentativo di fuga e preparando il terreno per lo sprint finale. Negli ultimi chilometri gli azzurri costruirono un autentico “treno” per il proprio capitano, un’azione che ancora oggi viene ricordata come uno dei capolavori tattici della Nazionale italiana.
Sul rettilineo conclusivo Cipollini non tradì le aspettative. Con una progressione irresistibile riuscì a precedere i rivali e ad alzare le braccia al cielo, conquistando la maglia iridata dopo anni da protagonista assoluto delle volate internazionali. Per il “Re Leone” fu il punto più alto di una carriera che lo aveva visto vincere tappe al Giro d’Italia, al Tour de France e alla Vuelta di Spagna.
La vittoria di Zolder rappresentò anche un grande successo per il ciclismo italiano. L’ultimo titolo mondiale era stato conquistato da Oscar Freire nel 2001 per la Spagna, mentre l’Italia tornò così sul gradino più alto del podio in una delle edizioni più dominate dalla squadra azzurra.
A distanza di anni, quel 13 ottobre resta uno dei momenti più iconici dello sport italiano: il giorno in cui Mario Cipollini, grazie alla forza delle sue gambe e al lavoro perfetto dei compagni di Nazionale, indossò la maglia iridata realizzando il sogno di una carriera.

