Wednesday 21 February, 2024
HomeAccadde oggiDalle lotte socialiste alle lotte di oggi, la Giornata che celebra la forza femminile

Da più di un secolo, l’8 marzo festeggia la donna e riporta l’attenzione sui suoi diritti.

La ricorrenza affonda le sue radici negli ambienti socialisti di inizio Novecento.

Nell’agosto del 1907, il VII Congresso della II Internazionale socialista riunisce a Stoccarda i massimi dirigenti marxisti del tempo. Per la prima volta, insieme all’ipotesi di una guerra europea e al colonialismo, la “questione femminile” entra all’interno del dibattito dei partiti.

Si discute della possibilità di un diritto di voto esteso alle donne, che però i partiti socialisti vincolano al divieto di un’alleanza con le femministe borghesi, impegnate nella rivendicazione del suffragio universale.

Sul finire dello stesso mese, 58 delegate provenienti da 13 paesi si riuniscono nella prima Conferenza internazionale delle Donne socialiste. L’esclusione di un’alleanza con le femministe borghesi non è condivisa dalle donne presenti, tra cui la socialista Corinne Brown. “Il Congresso non ha alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la prima liberazione” scriverà il febbraio dell’anno successivo sulla rivista statunitense The Socialist Women.

Pochi mesi dopo, il 3 maggio 1908, la Brown sarà la prima donna a presiedere la conferenza che ogni domenica il partito socialista tiene a Chicago, a causa dell’assenza improvvisa dell’oratore ufficiale. Quel momento è ribattezzato Woman’s Day, il giorno della donna. Vista l’importante partecipazione all’evento da parte delle donne, il Partito socialista americano propone alle sezioni locali di dedicare l’ultima domenica di febbraio ad una conferenza dedicata alla discussione dei loro diritti.

Per anni dunque, la giornata dedicata ai diritti delle donne viene celebrata sul finire del secondo mese dell’anno.

Sulla scia di quanto avvenuto oltreoceano, anche i paesi europei iniziano a dedicare una giornata ai diritti femminili, facendola coincidere ognuno con una ricorrenza del proprio calendario storico nazionale. In Germania e in Francia ad esempio viene scelto il 19 ed il 18 marzo.

Allora, perché proprio l’8 marzo?

L’8 marzo 1917, le donne scendono nelle strade di San Pietroburgo. È l’inizio della rinominata Rivoluzione di febbraio.

Con gli uomini impegnati al fronte ormai da tre anni, le donne sono le protagoniste dell’insurrezione in una massiccia protesta per rivendicare la fine della guerra e chiedere la fine del regime zarista.

In loro ricordo, il 14 giugno del 1921, il Congresso della Seconda conferenza internazionale delle donne a Mosca proclama l’8 marzo come la Giornata internazionale dell’operaia.

L’Italia la festeggiò per la prima volta il 12 marzo del 1922, di domenica. Sarà l’UDI, l’Unione Donne Italiane costituita nel 1944, ad introdurne la celebrazione l’8 marzo.

Per quanto riguarda la mimosa invece, storico simbolo accostato alla ricorrenza, viene introdotta dal nostro paese nel 1946, in ragione del suo periodo di fioritura proprio nei primi giorni del mese.

Dal passato al presente, la lotta quotidiana delle donne

A prescindere dall’epoca storica o dalla regione del mondo abitata, la donna è da sempre in lotta per rivendicare ciò che dovrebbe avere ma che le viene precluso. Come le donne russe scese in strada più di un secolo fa, le donne del 2023 continuano a lottare per cambiare la loro vita e difendere la propria libertà.

Libertà da un regime che minaccia la vita delle donne Iraniane; libertà di studiare, esprimersi o parlare liberamente, negata alle donne afghane; libertà di poter anche solo pensare ad un domani diverso dal presente vissuto da dodici anni in un campo profughi tra Siria e Turchia.

Libertà di non subire violenza dalle istituzioni, così come dagli uomini. Libertà di scegliere chi amare. Libertà di non essere definite da aspettative e ruoli stabiliti e limitanti, già da prima di venire al mondo.

Per questo ha ancora senso dedicare alle donne almeno una giornata dell’anno che ne ricordi le conquiste fatte ed il coraggio mostrato ogni giorno. Perché la “donna in quanto donna” avrà sempre, purtroppo, una libertà per cui lottare.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio.