Il 30 gennaio non è solo una data sul calendario; per la storia della musica, è il giorno in cui il mondo si è fermato a guardare verso l’alto. Cinquantasette anni fa, in una Londra grigia e gelida, i Beatles salivano sul tetto del numero 3 di Savile Row per quello che sarebbe diventato il concerto più iconico della storia del rock.
Un palco improvvisato tra i camini
Non c’erano biglietti, non c’era pubblicità, e non c’era un palco reale. C’erano solo quattro musicisti che non suonavano dal vivo dal 1966, stanchi delle tensioni in studio e desiderosi di ritrovare quell’alchimia che li aveva resi leggendari.
L’idea fu quasi un caso: dopo aver scartato l’ipotesi di un concerto in un anfiteatro romano in Tunisia o su una nave da crociera, il gruppo decise semplicemente di salire le scale della loro sede, la Apple Corps.
I momenti indimenticabili
Per 42 minuti, i passanti e gli impiegati degli uffici vicini assistettero a qualcosa di irreale. Tra i momenti salienti:
- Il freddo pungente: Ringo Starr indossava l’impermeabile rosso di sua moglie Maureen, e John Lennon una pelliccia scura prestata da Yoko Ono.
- La scaletta: Suonarono diverse versioni di Get Back, Don’t Let Me Down, I’ve Got a Feeling, One After 909 e Dig a Pony.
- L’intervento della polizia: Le forze dell’ordine arrivarono per interrompere il “disturbo della quiete pubblica”, rendendo il finale ancora più ribelle e cinematografico.
“Spero che abbiamo superato l’audizione”
Mentre la polizia staccava le spine degli amplificatori, John Lennon si congedò con una delle battute più celebri del secolo:
“Vorrei ringraziarvi a nome del gruppo e di noi stessi, e spero che abbiamo superato l’audizione.”
Quella non era solo la fine di un concerto, ma l’inizio della fine di un’era. Pochi mesi dopo, i Beatles si sarebbero sciolti per sempre, lasciando quel live sul tetto come il loro testamento definitivo: grezzo, potente e incredibilmente umano.



