Tuesday 16 July, 2024
HomeAccadde oggi23 maggio, quel pomeriggio a Capaci

Esattamente 31 anni fa, alle 17.58, lungo l’autostrada che collega Palermo a Trapani, 500 chili di tritolo fanno esplodere il manto stradale. Superato il chilometro 5, in prossimità dello svincolo per Capaci, perdono la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo ed i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Nel momento in cui gli affiliati osservano le tre macchine percorrere l’autostrada e premono il pulsante per detonare l’esplosivo, Cosa Nostra dichiara la sua sfida allo Stato Italiano. Colpisce l’uomo simbolo della lotta alla mafia. Dimostra all’Italia e al mondo il proprio potere. Falcone aveva portato la mafia nel dibattito pubblico, aveva fatto familiarizzare gli italiani con l’idea che essa andasse combattuta. Che la presenza di “stato” e “antistato” nella stessa terra non andava accettata con rassegnazione.

Ma l’uccisione di Falcone non fu un fulmine a ciel sereno. Le uccisioni agli uomini delle istituzioni erano iniziate anni prima, già all’inizio degli anni Settanta, quando le mafie iniziano a dilagare nel meridione, in particolare nella Sicilia centro occidentale, nel Napoletano ed in Calabria.

Il potere politico si spacca. Da una parte, la corruzione dilaga e le associazioni mafiose si rafforzano con legami tra imprenditori e uomini delle istituzioni corrotti.

Dall’altra, uomini come Falcone, Borsellino e tutti coloro che hanno perso o messo a rischio la propria vita, si schierano contro la mafia. Iniziano a creare una metodologia di indagine per scoprire affari e legami tra il sistema mafioso, economico e finanziario dell’Italia del tempo. Trovano nomi ed emettono coraggiose condanne.

Alla lotta civile alla mafia, associazioni mafiose come Cosa Nostra rispondono con il potere della violenza. Come riportato dai dati, tra il 1975 ed il 1992 si possono contare tra i 5 ed i 6 mila morti per mafia e l’assassinio di Falcone è uno dei momenti più drammatici di tale periodo.

L’intervista con Gianni Alfano

Il 16 febbraio 1986, il giornalista del Tg2 Gianni Alfano rivolse a Falcone alcune domande:

Lei ha sacrificato gran parte della sua esistenza alla lotta alla mafia ed è considerato dalle cosche il simbolo da combattere e colpire. Lei vive per certi versi blindato. Ma chi glie lo fa fare?

La risposta fu breve ed emblematica: “soltanto lo spirito di servizio

Ha mai avuto momenti dei dubbi, delle tentazioni di abbandonare questa lotta?

No, mai

Il valore dello Stato in quanto istituzione da proteggere guida le risposte del Giudice di Palermo.

Una posizione che prende anima dallo “spirito di servizio” che dovrebbe costituire ogni cittadino. Lo stesso spirito di servizio che a lui ha fatto perdere la vita quel pomeriggio a Capaci e che si incarna oggi nel nostro dovere di ricordare.

Autore

Giorgia Clementi

Nata sotto il segno del leone, cresciuta nella capitale del Verdicchio. Dopo la maturità classica al Liceo Vittorio Emanuele II di Jesi scopro l'interesse per il mondo della comunicazione che scelgo di assecondare, dapprima con una triennale all'Università di Macerata, ed in seguito con una laurea magistrale in Giornalismo ed editoria all'Università di Parma. Spirito d'iniziativa, dinamismo, (e relativa modestia), i segni che mi contraddistinguono, insieme ad un amore unico per le bellezze del mio territorio.