BARI — Una finta caduta domestica dalle scale per nascondere, in realtà, un drammatico infortunio sul lavoro rimasto privo di soccorsi tempestivi. Con questa accusa i militari della Compagnia Carabinieri di Gioia del Colle, affiancati dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Bari, hanno eseguito una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore, emessa dal GIP del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Le ipotesi di reato contestate all’indagato — che restano da valutare nei successivi passaggi processuali e con il contributo della difesa — sono di omicidio e sfruttamento del lavoro continuato (caporalato), con l’aggravante di aver esposto il lavoratore a una situazione di grave pericolo da cui è poi derivato il decesso.
La svolta nelle indagini dopo la tragedia del 2024
I fatti traggono origine dal decesso di Giuseppe Petramala, avvenuto il 16 ottobre 2024. All’epoca, i militari della Stazione Carabinieri di Putignano erano intervenuti presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale “Santa Maria degli Angeli”, dove l’uomo era giunto in condizioni disperate, ufficialmente per le conseguenze di una caduta accidentale dalle scale di casa.
Gli approfondimenti investigativi condotti dall’Arma hanno tuttavia spazzato via la prima ricostruzione, rivelando una realtà ben diversa e drammatica:
- L’infortunio sul campo: Petramala sarebbe precipitato mentre era intento alla raccolta delle olive.
- I soccorsi ritardati: Anziché trasportare immediatamente il lavoratore ferito in ospedale per le cure urgenti, l’indagato lo avrebbe dapprima accompagnato presso la propria azienda e successivamente verso la propria abitazione. Un tentativo, secondo la ricostruzione della Procura, finalizzato a camuffare il luogo e le reali modalità dell’incidente per eludere i controlli sulla sicurezza.
Anni di lavoro nero e sfruttamento
Oltre alle responsabilità dirette nella gestione del sinistro mortale, il quadro indiziario raccolto dagli investigatori ha portato alla luce un prolungato contesto di sfruttamento lavorativo.
Dagli accertamenti è emerso che la vittima sarebbe stata impiegata dall’imprenditore per diversi anni:
- Senza contratto regolare e in condizioni di lavoro nero;
- Sottopagato, con compensi ampiamente sproporzionati rispetto alla quantità e qualità delle prestazioni rese e difformi dai contratti collettivi della provincia di Bari;
- Senza dispositivi di protezione né un’adeguata formazione e informazione sui rischi e la sicurezza sui luoghi di lavoro;
- Approfittando dello stato di bisogno economico in cui versava il lavoratore.
Il provvedimento esecutivo rappresenta un importante snodo dell’attività d’indagine per fare piena luce su una vicenda che unisce le piaghe del lavoro sommerso e delle morti sul lavoro.

