COSENZA — Un sofisticato sistema di frode informatica e tangenti nel settore delle slot machine è stato smantellato all’alba a Cosenza. Un’operazione congiunta dei Carabinieri del Comando Provinciale e dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), coordinata dalla Procura della Repubblica locale, ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari personali emesse dal GIP del Tribunale.
L’inchiesta, che nelle fasi precedenti aveva già visto il sequestro di beni per oltre 12 milioni di euro, svela un meccanismo illecito ramificato volto a eludere i controlli fiscali e a sottrarre risorse miliardarie all’Erario attraverso l’evasione del PREU (Prelievo Unico Erariale).
I numeri del provvedimento e i ruoli
Degli indagati raggiunti dall’ordinanza:
- 2 persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari;
- 6 persone sono colpite da misure non custodiali;
- 7 persone hanno ricevuto il divieto di esercizio dell’attività di gioco per la durata di un anno.
Le accuse a vario titolo contestate comprendono l’associazione a delinquere finalizzata a reati contro la Pubblica amministrazione, il patrimonio e l’amministrazione della giustizia, oltre a corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e necessiterà della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.
La doppia scheda e il “sistema” per ingannare lo Stato
L’indagine ha preso il via grazie a un’attenta analisi dei flussi telematici e dei contatori di raccolta effettuata dall’Ufficio Controlli Giochi della Direzione Centrale ADM di Roma, che aveva fatto emergere anomalie sospette nei volumi di gioco di numerosi apparecchi AWP (Apparecchi da Intrattenimento con vincite in denaro) dislocati in vari comuni della provincia cosentina.
Il sistema fraudolento scoperto dagli investigatori era altamente tecnologico. All’interno delle slot machine, accanto alla scheda regolare collegata alla rete telematica dello Stato, veniva inserita una seconda scheda clonata e abusiva, completamente sconosciuta all’Erario.
Attraverso l’uso di telecomandi wireless, timer, interruttori e cablaggi modificati, il flusso delle giocate veniva deviato sulla scheda illegale per incassare denaro “in nero”. Per impedire il blocco automatico dell’apparecchio, i truffatori utilizzavano “schedini” cloni delle smart card ufficiali e bloccavano i sensori fisici antimanomissione (tamper) con colla o fascette. Le somme venivano poi prelevate durante le operazioni di “scassettamento”, senza versare un solo euro di PREU allo Stato.
Il patto corruttivo e il “mercato nero” delle schede sequestrate
Le indagini, supportate da avanzate tecniche di Digital Forensics che hanno permesso di analizzare dati occultati in smartphone, tablet, computer e documenti cartacei, hanno permesso di delineare un quadro associativo ben strutturato:
- Il legame infedele: Al centro del sistema spicca il presunto patto corruttivo tra un imprenditore del settore e un funzionario dell’ADM di Cosenza. In cambio di somme di denaro periodiche, il dipendente pubblico avrebbe anticipato date, orari e obiettivi delle ispezioni, permettendo di occultare le schede illegali. Non solo: il funzionario avrebbe persino preteso e sottratto dai depositi dell’ufficio i cartoni sigillati contenenti schede AWP già sequestrate, riconsegnandole all’imprenditore e a un tecnico di fiducia affinché venissero formattate, azzerate e rimesse sul mercato.
- La rete tecnica: L’organizzazione si avvaleva di fornitori di componenti elettroniche e smart card clonate, oltre a una rete di operatori tecnici dedicati alla manutenzione, installazione, occultamento e rimozione degli apparati alterati durante i controlli.
- Gli esercenti: Nel mirino della Procura sono finiti anche gestori ed esercenti di locali che avrebbero acconsentito all’inserimento e alla stabile operatività delle slot truccate all’interno delle proprie attività commerciali.
Un duro colpo al gioco illegale e alla corruzione amministrativa, che restituisce trasparenza a un settore economico fortemente esposto a infiltrazioni fraudolente.


