Il momento che molti amano per un’ora di sonno in più, ma che segna ufficialmente l’accorciarsi delle giornate e l’arrivo del periodo freddo, è tornato. Nella notte tra sabato e domenica, esattamente alle ore 03:00, le lancette degli orologi sono state spostate indietro di sessanta minuti, riportando le lancette sulle 02:00. Con questo gesto, salutiamo l’ora legale per fare spazio all’ora solare.
Ma mentre rimettiamo in ordine i nostri orologi analogici e digitali, una domanda torna ciclicamente a galla: perché continuiamo a farlo e quando smetteremo di spostare queste lancette?
Tra benefici energetici e impatti sul corpo
Il ritorno all’ora solare ci regala un’ora di sonno in più nella notte del cambio, ma ci toglie la luce pomeridiana a cui ci eravamo abituati durante l’estate, anticipando il buio della sera.
Dal punto di vista economico e ambientale, il sistema dei doppi cambi stagionali è nato per sfruttare al massimo la luce naturale e ridurre i consumi energetici. Tuttavia, il dibattito sui reali benefici complessivi e sugli effetti negativi sul bioritmo umano e sul sonno è più vivo che mai.
Ma mentre rimettiamo in ordine i nostri orologi analogici e digitali, una domanda torna ciclicamente a galla: perché continuiamo a farlo e quando smetteremo di spostare queste lancette?
Tra benefici energetici e impatti sul corpo
Il ritorno all’ora solare ci regala un’ora di sonno in più nella notte del cambio, ma ci toglie la luce pomeridiana a cui ci eravamo abituati durante l’estate, anticipando il buio della sera.
Dal punto di vista economico e ambientale, il sistema dei doppi cambi stagionali è nato per sfruttare al massimo la luce naturale e ridurre i consumi energetici. Tuttavia, il dibattito sui reali benefici complessivi e sugli effetti negativi sul bioritmo umano e sul sonno è più vivo che mai.
Il grande stallo europeo: perché non si riesce ad abolire il cambio dell’ora?
La questione di eliminare il fastidioso rito del cambio d’orario non è una novità, ma si scontra da anni contro un muro burocratico e politico a livello comunitario.
- Il sondaggio record del 2018: Tutto è iniziato quando la Commissione Europea ha lanciato una consultazione pubblica online. Ben l’84% dei cittadini europei si è espresso a favore dell’abolizione del cambio d’orario, registrando il tasso di partecipazione più alto di sempre per simili iniziative.
- Il voto dell’Europarlamento (2019): Forte di questo plebiscito popolare, nel marzo del 2019 il Parlamento Europeo ha votato a grande maggioranza per porre fine ai cambi semestrali, lasciando ai singoli Stati membri la libertà di scegliere se adottare in modo permanente l’ora legale o l’ora solare.
- Il blocco nel Consiglio dell’Unione Europea: La misura, tuttavia, necessita dell’accordo con il Consiglio dell’UE (che rappresenta i governi nazionali). Ed è qui che l’iter si è arenato.
Il dilemma della scelta: Il vero scoglio non è l’abolizione in sé, ma il quale orario mantenere per tutto l’anno. I Paesi del Nord Europa preferiscono generalmente l’ora solare permanente, mentre quelli del Sud (tra cui l’Italia) trarrebbero maggiori vantaggi in termini di ore di luce e risparmio energetico mantenendo l’ora legale. Senza un coordinamento geografico e unito, si rischia il caos dei fusi orari frammentati all’interno dell’Unione.
E in Italia cosa sta succedendo?
Anche nel nostro Paese il tema viene regolarmente discusso nelle sedi istituzionali. La Commissione Attività produttive della Camera ha affrontato la questione tramite apposite indagini conoscitive, raccomandando il superamento del doppio cambio stagionale.
Tuttavia, le categorie economiche, i sindacati e gli esperti continuano a dividersi sui pro e i contro di una scelta permanente (legale o solare che sia), lasciando il dossier in un limbo legislativo.
Per ora, dunque, non ci resta che abituarci al buio pomeridiano e ricordarci di aggiornare gli orologi di casa. L’alternanza tra ora legale e ora solare resterà la norma ancora per un bel pezzo, in attesa che l’Europa riesca a trovare una quadra politica su una questione apparentemente semplice, ma nei fatti estremamente complessa.


