All’Istituto Alberghiero di Cingoli la cena di presentazione della nuova edizione. Il sindaco Calamita racconta l’organizzazione della manifestazione, con sei mesi di lavoro e un costo stimato tra 115 e 120 mila euro.
Una cena per anticipare i sapori di Leguminaria, ma anche per raccontare il valore della collaborazione tra istituzioni, scuola e territorio. Mercoledì 14 ottobre, all’Istituto Alberghiero “G. Varnelli” di Cingoli, la presentazione della manifestazione di Appignano è diventata un’occasione per mettere al centro le tradizioni gastronomiche locali e le persone che contribuiscono a mantenerle vive.
Dal 16 al 18 ottobre, il borgo maceratese torna ad accogliere visitatori nelle sue cantine e lungo la storica via dei vasai, con un programma che intreccia degustazioni, ceramica, artigianato, musica e spettacoli. Un appuntamento che da ventiquattro anni valorizza due elementi distintivi dell’identità di Appignano: i legumi del territorio e la tradizione ceramica.
Un menù che racconta il territorio marchigiano
La cena di presentazione ha presentato ai partecipanti – istituzioni, sponsor e stampa – un percorso in cui ingredienti della tradizione e abbinamenti più ricercati hanno dato forma a piatti capaci di valorizzare materie prime e prodotti del territorio.
Ad aprire il menù, una crostatina di cece quercia con giardiniera e una crema di fagioli Solfi e zucca, accompagnata da pane ai legumi, porcini e guanciale di Marca. Il percorso è proseguito con i cappellacci di roveja con patate, porro e ciauscolo, arricchiti da una spuma calda di topinambur, limone arrosto e capperi.
A seguire, la pancia di vitello in crosta di lenticchie con spinaci al salto, prima del dessert: una composizione che ha riunito mousse al Solfino e cioccolato, Leguminella, cuore di pera Angelica, biscuit alle lenticchie e riduzione alla visciola.
A illustrare il legame tra la proposta gastronomica e il territorio è stato il Professor Giacomo Liberti, che ha richiamato il rapporto tra il menù di Appignano e la catena dei Monti Sibillini. Il racconto dei piatti si è così inserito in una prospettiva più ampia, nella quale le produzioni locali diventano espressione di una storia agricola e alimentare da conoscere e tramandare.
Ad accompagnare le portate, i vini presentati dal Professor Gianfilippo Grasselli, con una selezione pensata per seguire l’evoluzione del menù. Alle prime portate, caratterizzate da una prevalente tendenza dolce, è stato abbinato un Ribona Colli Maceratesi in purezza. Il percorso è poi passato a un Rosso Piceno, più strutturato, per concludersi con un vino di visciola in concordanza con la componente dolce del dessert.
La scuola come risorsa per la comunità
La serata ha dato spazio anche al ruolo dell’Istituto Alberghiero “G. Varnelli” e alla partecipazione attiva dei suoi studenti, coinvolti nelle diverse fasi dell’accoglienza e del servizio. Un’esperienza che va oltre la preparazione tecnica e permette ai ragazzi di misurarsi con le esigenze concrete di un evento, lavorando in squadra e mettendo in pratica le competenze acquisite durante il percorso scolastico.
La dirigente Annamaria Marcantonelli ha sottolineato proprio il valore di questa collaborazione, fondata su un obiettivo comune: valorizzare il territorio e far conoscere la storia delle sue tradizioni attraverso le nuove generazioni.
«Quando si decide di realizzare con noi un evento – ha spiegato – non si tratta soltanto di affidare un’edizione, ma di coinvolgere attivamente i ragazzi, investire su di loro e sulla scuola come leva economica del territorio».
Una visione che riconosce alla formazione un ruolo concreto nello sviluppo locale. La scuola diventa così uno spazio di incontro tra sapere, professionalità e cultura dell’accoglienza, contribuendo a preparare i giovani alle opportunità offerte dal settore enogastronomico e turistico.
Organizzare Leguminaria: sei mesi di lavoro e una rete di collaborazioni
Nel suo intervento, il sindaco di Appignano Mariano Calamita ha richiamato l’impegno necessario per realizzare una manifestazione di queste dimensioni. Leguminaria 2026 richiede un lavoro organizzativo che comincia molti mesi prima dell’apertura al pubblico: circa sei mesi di incontri e confronto per coordinare le attività, le risorse e le numerose realtà coinvolte.
Il costo complessivo stimato si colloca tra i 115.000 e i 120.000 euro. A fronte di un contributo di circa 11.500 euro dal bilancio comunale, il sostegno degli sponsor e le entrate legate ai pasti contribuiscono a coprire la parte restante delle spese. Un equilibrio che rende determinante anche la risposta del pubblico e che, come ha osservato il sindaco, risente inevitabilmente delle condizioni meteorologiche.
Dietro le cantine aperte, le degustazioni e gli appuntamenti in programma c’è dunque una rete composta da amministrazione comunale, Pro Loco, volontari, sponsor, associazioni, operatori e realtà formative. Ciascuno contribuisce con risorse, competenze e disponibilità a costruire un evento che ha ricadute sulla vita della comunità e sulla promozione del borgo.
Appignano apre le porte alla festa
Da venerdì 16 a domenica 18 ottobre, Leguminaria torna quindi a raccontare Appignano attraverso le sue eccellenze gastronomiche e artigiane. Nelle cantine del centro storico, i legumi saranno serviti nelle ciotole realizzate dai maestri vasai, che al termine della cena verranno regalate ai partecipanti. Un gesto che riunisce simbolicamente i due fili conduttori della manifestazione: il patrimonio agricolo e quello ceramico.
Accanto alla cucina, il programma propone concerti dal vivo, artisti di strada, spettacoli itineranti, mercatini, attività per bambini, trekking urbano e appuntamenti dedicati alla ceramica contemporanea. Sabato e domenica le cantine apriranno anche a pranzo, offrendo ai visitatori più tempo per scoprire le specialità locali e percorrere le vie del borgo.


