Thursday 20 August, 2026
HomeItaliaCronaca ItaliaPedalare nella paura: quando l’odio degli automobilisti diventa una minaccia alla vita

Un’auto che si accoda, il clacson che esplode in un assolo isterico, poi il finestrino che si abbassa e una pistola puntata contro tre ragazzi di sedici anni.

Succede tutto in pochi secondi, lungo la provinciale 25 nei pressi di Monselice, martedì 18 agosto. Tre giovani ciclisti, tesserati alla società sportiva della loro città, stanno facendo ciò che fanno ogni giorno: allenarsi sui Colli Euganei, seguendo un percorso che conoscono a memoria. Ma basta un automobilista nervoso, “imbottigliato” dietro a chi procede più lentamente, per trasformare un normale giro in un incubo.

Ve copo tutti”, urla l’uomo brandendo una pistola. Una minaccia di morte esplicita, diretta, pronunciata con il dito sul grilletto. I ragazzi restano terrorizzati, incapaci di capire come un semplice rallentamento possa scatenare una violenza così cieca.

Un episodio che racconta un problema più grande

Quello che è accaduto a Monselice non è un fatto isolato. È il sintomo di un clima che da anni avvelena le strade italiane: l’intolleranza crescente degli automobilisti verso i più fragili, pedoni e ciclisti, spesso giovanissimi. Un odio che si manifesta ogni giorno, in mille forme: insulti, sorpassi azzardati, clacson usati come arma, manovre intimidatorie. E, troppo spesso, tragedie.

Ogni anno in Italia oltre 200 ciclisti perdono la vita in incidenti stradali. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Asaps Sapidata, nei primi sette mesi del 2026 sono deceduti 127 ciclisti, due in più rispetto ai 125 del 2025. Sono donne, uomini, ragazzi che si allenano per una passione sportiva o semplicemente si spostano in bici. A loro si aggiungono centinaia di pedoni, vittime di distrazioni, velocità e aggressività al volante.

La strada, che dovrebbe essere un luogo condiviso, è diventata un campo di battaglia dove chi è più vulnerabile paga il prezzo più alto.

Basti ricordare il recente episodio dell’automobilista di 73 anni che ha volontariamente investito un gruppo di sei ciclisti a Lanzo Torinese, il 12 agosto, dopo un accesso scambio verbale. L’uomo alla guida dell’auto era tornato indietro proprio per colpirli di nuovo. Attualmente si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio.

La cultura del clacson e della prepotenza

L’episodio di Monselice è emblematico: un automobilista che vive la presenza di tre ciclisti non come una normale condizione di traffico, ma come un affronto personale. Il clacson diventa un megafono di frustrazione, la pistola un simbolo di dominio. È la logica del “spostati, questa strada è mia”, un pensiero che molti non pronunciano ma che guida comportamenti quotidiani.

Eppure quei ragazzi stavano semplicemente pedalando. Non stavano infrangendo regole, non stavano ostacolando nessuno. Erano parte del traffico, come chi guida un’auto, un camion, una moto.

Ricordare le vittime per cambiare la cultura della strada

Ogni volta che un ciclista viene minacciato, investito, insultato, non è solo un episodio di cronaca: è un fallimento collettivo. Ricordare le vittime della strada significa ricordare che dietro ogni numero ci sono un volto, una famiglia, un futuro spezzato.

Significa anche riconoscere che la sicurezza non è solo questione di infrastrutture, ma di educazione, rispetto e responsabilità. La strada non è un’arena dove vince il più forte: è un luogo condiviso, dove chi guida un mezzo più pesante ha un dovere maggiore verso chi è più esposto.

Il nuovo Codice della strada: tutela dell’utenza vulnerabile

E’ in corso di definizione la bozza del nuovo Codice della strada, che entro metà ottobre verrà portato in Consiglio dei Ministri per l’esame preliminare e successivamente inviato ai due rami del Parlamento.

All’interno della bozza, nuove norme per la tutela dell’utenza vulnerabile attraverso misure preventive e sanzionatorie, destinate ai comportamenti dei conducenti degli autoveicoli nei confronti di pedoni, ciclisti e motociclisti ritenuti utenti maggiormente esposti al rischio.

Tra le misure verrà introdotto l’uso del casco obbligatorio per i minori in bicicletta fino ai 14 anni.

Autore

Cristina Carnevali

Di professione avvocato, fondatrice di capocronaca.it. Già collaboratrice e direttore editoriale per realtà locali, vincitrice del Premio giornalistico "Giuseppe Luconi" 2020 nella sezione "quotidiani on line delle Marche", oggi guida della redazione di capocronaca.it. Appassionata di sport, ha fatto i primi servizi sul campo, per poi occuparsi a 360° dell'editoria e della comunicazione.