Accaduto durante Roseto-Ruvo di Puglia nei playout di A/2
Da un giocatore classe ’90, professionista dei canestri di lungo cors, tutto ci si poteva aspettare, ma non certo che prendesse violentemente a pugni un avversario – almeo tre i colpi andati a segno – dopo che era finito a terra. Invece Jacopo Borra, un passato a Bologna (Fortitudo), Treviglio, Omegna, Barcellona, Sassari, Imola (Andrea Costa), Nardò, Latina, Pistoia e Roseto, ha inspiegabilmnte gettato al vento anni ed anni di lavoro, perchè di lavoro in fondo si tratta, con un gesto violento, deprecabile, il peggiore, da parte di chi ha fatto dello sport un mestiere.
Immediate sono arrivate le decisioni del giudice sportivo, dato che già domani Roseto e Ruvo di Puglia saranno nuovamente di fronte per contendersi la salvezza: 3 le giornate di squalifica comminate a Borra, nessuna sanzione per Nikolic, Petrovic e Del Chiaro, espulsi per essere entrati in campo dalla panchina, con l’intento di dividere Borra e Landi. Potranno essere regolarmente in campo per gara 4. La stessa società pugliese ha preso le distanze dal proprio tesserato con un comunicato:
“La società desidera scusarsi con il pubblico presente al PalaMaggetti, in particolare con i tanti bambini sugli spalti, e con l’atleta Aristide Landi per quanto verificatosi. La società esprime il proprio rammarico nei confronti della Pallacanestro Roseto per l’episodio verificatosi durante l’incontro. Pur nel contesto della tensione agonistica, episodi di questo genere non rappresentano i valori sportivi, educativi e umani che da sempre contraddistinguono il nostro club. La società rispetterà le decisioni che gli organi di giustizia sportiva riterranno opportuno adottare nei confronti del proprio tesserato Jacopo Borra, garantendo piena collaborazione alle autorità competenti.“
Intanto sui social stanno imperversando i commenti, la quasi totalità a condannare il gesto: qualcuno prova ad accusare anche Landi, la vittima dell’aggressione; molti tifosi di Ruvo, che dimostrano buon senso, sottolineano il danno all’immagine della propria squadra.
(nella foto il momento iniziale dell’aggressione)


