Monete perfette prodotte in Cina e importate in Europa, indagini partite dai cambia – monete delle slot
PRATO – Una contraffazione di «straordinario livello», capace di ingannare anche i più sofisticati dispositivi elettronici di controllo e i cambia-monete delle sale slot. È quella scoperta a Prato, dove una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura ha portato all’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di cinque persone. Gli indagati sono ritenuti appartenere a un consorzio criminale transnazionale, composto da cittadini cinesi radicati nell’area pratese, specializzati nella falsificazione, distribuzione e smercio su larga scala di monete da due euro.
L’operazione, scattata nella notte tra venerdì e sabato, ha visto l’intervento dei Carabinieri del Comando Provinciale di Prato, supportati dal Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria di Roma, dal Comando Legione Toscana, oltre al personale specializzato della Zecca di Stato e di Europol. Per i cinque fermati, ora associati alla Casa Circondariale di Prato, il provvedimento d’urgenza si è reso necessario per il concreto pericolo di fuga all’estero.
L’indagine e il sequestro nei cambia-monete
L’inchiesta è partita a novembre 2025, dopo che in ben tredici occasioni erano state sequestrate quasi 20.000 monete false all’interno dei cambia-monete delle sale slot e video-lottery della provincia di Prato. I falsari utilizzavano questi dispositivi per introdurre i pezzi contraffatti e prelevare in cambio banconote genuine.
Gli accertamenti tecnici effettuati dal CNAC (Coin National Analysis Center) della Zecca di Stato hanno rivelato l’esistenza di una classe di contraffazione innovativa e insidiosissima. I pezzi riproducevano fedelmente peso, dimensioni e un magnetismo perfettamente baricentrico rispetto alle monete originali. I falsari erano persino riusciti a coniare le facce nazionali di sette paesi europei (Italia, Francia, Germania, Slovenia, Grecia, Belgio e Lussemburgo), comprese alcune edizioni commemorative di pregio, come quella per l’anniversario dell’Aeronautica Militare italiana o della Coppa del Mondo di Rugby francese. Una diffusione così accurata da far scattare immediatamente l’allarme nel sistema di protezione dell’euro coordinato dalla Banca Centrale Europea.
La rotta della contraffazione: dalla Cina a Quarrata
Il gruppo criminale disponeva di notevoli competenze tecniche e di una solida rete logistica. I componenti di base della moneta bimetallica – gli anelli esterni (ring) e i piattelli dorati centrali (inner) – venivano realizzati con processi industriali nella Repubblica Popolare Cinese. Da lì, attraverso hub di sdoganamento in Germania e Belgio, venivano importati in Italia ingenti quantitativi di materiale, per un peso complessivo stimato in almeno una tonnellata.
La successiva coniazione avveniva sul territorio toscano. Tra i fermati figurano tre soggetti di 47, 37 e 51 anni (rispettivamente il capo e due complici), accusati di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità. I tre gestivano sistematicamente l’approvvigionamento dei materiali e la produzione in due vere e proprie zecche clandestine: una allestita all’interno di un’officina metallurgica nell’area rurale di Quarrata (Pistoia) e l’altra in una struttura in via Paoli a Prato.
Gli altri due indagati fermati operavano invece come intermediari: pur non partecipando alla fusione fisica delle monete, gestivano i flussi distributivi di concerto con i produttori, piazzando il denaro falso sul mercato attraverso una rete di smerciatori fiduciari.
Indagini internazionali in corso
L’operazione non si ferma qui. Sono attualmente in corso attività di cooperazione internazionale con le autorità della Repubblica Popolare Cinese e di altri Paesi europei. L’obiettivo degli investigatori è ora quello di ricostruire la rete globale del consorzio e individuare ulteriori fiancheggiatori dislocati all’estero che hanno garantito la catena di approvvigionamento e supporto logistico alla zecca clandestina di Prato.



