Il momento dei saluti dopo sei stagioni sulla panchina di Jesi
Forse è vero che i numeri portino con sé una loro energia: a prima vista quel 200 sembra un numero senza particolari significati, tre cifre messe in fila in maniera casuale, in realtà dietro quel 200 ci sono sei anni di storia, di emozioni, di gioie e dolori (forse più gioie…), 200 partite e intorno alle stesse tanti giorni di intenso lavoro. Suona bene quel 200, che fa cifra tonda, peccato che per Marcello Ghizzinardi non ci sia un 201, un 202 e via dicendo. C’eravamo incontrati pochi giorni dopo la sconfitta con Piombino per un saluto, ora “a bocce ferme” proviamo a tirare le somme di un percorso appena finito.
«In questi ultimi tempi hai parlato spesso di stagione complicata. Che stagione è stata per voi?»
«Una stagione complicata sotto diversi punti di vista, innanzitutto da quello tecnico: la squadra era completamente rinnovata con il solo Bruno rimasto. Noi avevamo pensato di poter avere una base di 4 o 5 giocatori dell’anno scorso, però non ci sono state le premesse, perché alcuni ragazzi avevano altre velleità, altre priorità, per cui siamo partiti quasi da zero. E questo di per sé è complicato. È arrivato un giocatore come Palsson a una settimana dall’inizio del campionato, perché era stato via con la nazionale. Quindi grande lavoro e rincorsa e già si presentava un inizio difficile, è complicato assemblare una squadra in così poco tempo. Poi si sono aggiunte altre difficoltà: la società è stata corretta con quel comunicato a rendere note queste problematiche, c’erano delle premesse sulle quali volevamo costruire un percorso, che purtroppo non è stato possibile seguire. Quindi abbiamo dovuto smantellare un intero reparto rinunciando a Di Pizzo e Arrigoni. Credo che di complicazioni ce ne siano state a sufficienza.»
«Cosa ha per te personalmente questa lunga parentesi a Jesi?»
«Jesi è stata semplicemente un pezzo di vita. Sono stati sei anni, ancorché intervallati da un anno a Crema, un pezzo di vita peraltro con momenti complicati: nei primi due anni c’è stato il problema legato al covid, che non è stato un problema indifferente, per cui c’erano solo lavoro e palestra, poi ho cominciato un po’ anche a socializzare quando è ripresa la vita; devo dire che Jesi mi resterà sempre nel cuore, con le sue persone, con la sua gente, con le sue colline intorno, con il suo centro, che ho abitato e frequentato in questi anni, per cui sarà un pezzo di vita importante che mi porterò dietro.»
«Cosa pensi di aver raccolto in questi anni? Più di quello che ti aspettavi, forse meno?»
«Sono molto contento delle stagioni fatte, ovviamente l’ultima lascia l’amaro in bocca; in realtà gli anni precedenti sono stati splendidi. Il primo anno 20/21 fu una stagione clamorosa, post covid, con tutti ragazzi di Jesi tra settore giovanile e gente nata e vissuta qua, con ancora Nelson giocatore, con Maggio direttore sportivo, abbiamo fatto i play-off quando nessuno ci dava come accreditati. Abbiamo vinto anche il premio per aver fatto giocare più under, per cui fu un anno ottimo. Quando sono tornato da Crema siamo arrivati quarti pari merito e abbiamo partecipato ai play-in per conquistare questa categoria, che è una categoria importante. Guardiamo dov’è Matelica che quattro anni fa ha giocato quei play-in contro di noi ed è ancora lì, nonostante non faccia mistero che voglia salire. Poi quel secondo posto in quell’anno fantastico in cui facemmo una serie di vittorie clamorose e uscimmo contro la Libertas Livorno che poi andò in serie A. Di due anni fa rimane il rammarico; nella serie contro Treviglio, siamo stati molto sfortunati, quando avremmo meritato di fare il colpaccio e stupire un po’ tutti, eliminando una squadra che aveva dominato nel suo girone. Sono contento: non bisogna guardare gli ultimi mesi per fare un bilancio, perché mi verrebbe un po’ di amaro in bocca; sono molto soddisfatto, c’è mancata un po’ di fortuna, comunque abbiamo sfiorato traguardi importanti.»
«Dando per scontato che la tua esperienza a Jesi si sia conclusa, ora che quest’anno le vacanze sono iniziate prima del solito, vogliamo parlare di futuro?»
«Ancora si parla, si dice, si chiacchiera, perché poi il campionato non si è ancora concluso. Ho ricevuto delle telefonate, ma nulla di concreto al momento, per cui vedremo, siamo ancora in vacanza, come hai detto tu siamo andati prima del solito, ci troviamo in questo limbo, poi, man mano che i giochi saranno fatti, comincerà a infiammarsi il mercato dei giocatori e degli allenatori.»


