La nota stampa dell’associazione Per Jesi
A febbraio 2026 il Comune di Jesi annunciava con toni trionfali la partecipazione al bando ministeriale per ottenere 270.000 euro destinati agli arredi innovativi del nuovo Polo Infanzia 0-6 di via del Verziere.
Nel comunicato ufficiale si parlava di “tappe bruciate”, con la macchina amministrativa mobilitata d’urgenza grazie alla convocazione in tempi record del Consiglio comunale, per arrivare pronti al “click day”, dato che il finanziamento sarebbe stato assegnato in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande.
E fu così che il Consiglio comunale del 12 febbraio approvò rapidamente l’aggiornamento del piano triennale degli acquisti, passaggio indispensabile per partecipare al bando. Tutto perfetto.
Almeno sul piano della narrazione.
Poi però arriva la realtà dei fatti: il finanziamento non è stato ottenuto e ora sarà il Comune a dover coprire direttamente la spesa per gli arredi del polo.
Una vicenda che mostra molto chiaramente come esista una certa differenza tra partecipare a un bando e vincerlo.
Perché se il risultato fosse già implicito nell’annuncio, allora più che amministrazione pubblica, sarebbe la reincarnazione della filosofia olimpica di De Coubertin: l’importante è partecipare.
Solo che, nel caso di un ente pubblico, partecipare ai bandi dovrebbe rappresentare la normale attività amministrativa, non un’impresa epica da raccontare con il fiato del telecronista.
Anche perché nessuno si stupirebbe nello scoprire che un Comune lavori per intercettare finanziamenti: è esattamente ciò che ci si aspetta che faccia. Semmai la notizia sarebbe stata un’altra: “finanziamento ottenuto”.
Quello sì che avrebbe meritato toni celebrativi, comunicati entusiasti e magari anche qualche auto-complimento.
Annunciare invece la semplice intenzione di provarci rischia di trasformare la cronaca amministrativa in una conferenza stampa sulle buone intenzioni.



