Monday 13 April, 2026
HomeItaliaCronaca ItaliaPulsano: arrestati i presunti responsabili dell’omicidio di un imprenditore dopo 11 anni

TARANTO – Un’onta lavata col sangue dopo tre anni di rancore, un’esecuzione in pieno stile mafioso per riaffermare un’autorità calpestata. A distanza di oltre un decennio, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Taranto hanno fatto luce sull’omicidio di un imprenditore edile di Pulsano, avvenuto il 14 ottobre 2013.

Nelle prime ore di oggi, i militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), nei confronti di due 57enni pregiudicati. I due sono accusati, a vario titolo, di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, oltre che di detenzione e porto illegale di armi.

L’agguato del 2013: 10 colpi di pistola

Il delitto risale a una sera di ottobre di undici anni fa. La vittima stava rientrando a casa a bordo della propria auto quando fu investita da una pioggia di proiettili: almeno dieci colpi calibro 9 esplosi da un sicario che dileguò immediatamente nel nulla. Per anni, il caso era rimasto irrisolto, archiviato a causa di un muro di omertà e dell’estrema abilità degli autori nel confondere le tracce.

Il movente: l’umiliazione e la “vendetta necessaria”

Le nuove indagini, condotte con il supporto di moderne attività tecniche e il riscontro di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno permesso di ricostruire una dinamica agghiacciante.

Al vertice del piano ci sarebbe il mandante, un capo di un gruppo criminale locale (già detenuto dal dicembre scorso nell’ambito dell’operazione “Argan”). Secondo gli inquirenti, l’uomo covava un odio profondo verso l’imprenditore per due motivi:

  1. Contrasti lavorativi: Dissidi legati ai tempi di esecuzione di alcuni cantieri edili.
  2. L’offesa d’onore: Tre anni prima dell’omicidio, l’imprenditore aveva reagito a un tentativo di aggressione da parte del boss, riuscendo a disarmarlo del coltello e a ferirlo gravemente, costringendolo al ricovero.

Quell’episodio, agli occhi del clan, rappresentava una pubblica umiliazione. Nella logica criminale, il prestigio del boss era stato compromesso e l’unico modo per ristabilire l’equilibrio era l’eliminazione fisica dell’avversario.

La strategia del silenzio

Il mandante avrebbe pianificato l’omicidio con cura maniacale:

  • L’alibi: Predisposto accuratamente per allontanare i sospetti.
  • Il killer “esterno”: La scelta di un esecutore materiale poco riconducibile al territorio di influenza del gruppo.
  • L’inquinamento probatorio: Le indagini hanno rivelato come i testimoni venissero “istruiti” direttamente dal mandante su cosa dichiarare (o tacere) agli inquirenti.

“L’operazione odierna testimonia la capacità dello Stato di riaprire e risolvere anche i casi più complessi, riaffermando la giustizia anche a distanza di molti anni.”

Nonostante la solidità del quadro indiziario raccolto dai Carabinieri e coordinato dalla Procura di Taranto e dalla DDA di Lecce, resta fermo il principio di presunzione di innocenza per entrambi gli indagati fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Autore

Cristina Carnevali

Di professione avvocato, fondatrice di capocronaca.it. Già collaboratrice e direttore editoriale per realtà locali, vincitrice del Premio giornalistico "Giuseppe Luconi" 2020 nella sezione "quotidiani on line delle Marche", oggi guida della redazione di capocronaca.it. Appassionata di sport, ha fatto i primi servizi sul campo, per poi occuparsi a 360° dell'editoria e della comunicazione.