Un’organizzazione armata gestiva tonnellate di droga attraverso il canale social “Sacra Famiglia”. Documenti d’identità per i clienti, recensioni online e consegne a domicilio: ecco come funzionava la rete che dominava la regione.
MACERATA – Non era solo una rete di spaccio, ma una vera e propria azienda del crimine con logiche da e-commerce globale. Si è conclusa con l’individuazione di 13 esponenti di un’organizzazione criminale armata l’operazione “Suburra”, condotta dalla Squadra Mobile di Macerata insieme al Servizio Centrale Operativo (SCO) e alla Sisco di Ancona.
Al centro dell’indagine il canale di messaggistica istantanea “Sacra Famiglia”, una vetrina virtuale dove hashish, marijuana e cocaina venivano pubblicizzati e venduti all’ingrosso e al dettaglio in tutte le Marche e nel resto d’Italia.
Il “KYC” del crimine: selfie e documenti per i clienti
L’aspetto più inquietante emerso dalle indagini è il rigido protocollo di sicurezza imposto dai trafficanti. Per accedere al catalogo, l’aspirante acquirente doveva sottoporsi a una procedura di autenticazione degna di una banca online: era necessario inviare un documento d’identità, uno screenshot del proprio profilo Instagram e un selfie con il documento bene in vista.
Solo dopo aver superato questo “filtro”, il cliente poteva scegliere la qualità dello stupefacente e la modalità di ricezione:
- Consegna a domicilio: con un supplemento sul prezzo, un corriere raggiungeva l’indirizzo indicato.
- Modalità “meet up”: l’organizzazione stabiliva un luogo d’incontro senza costi aggiuntivi.
- Recensioni: i clienti potevano lasciare feedback sulla qualità della merce e sulla puntualità, consolidando la reputazione del brand criminale.
Un monopolio armato tra “Point” e franchising
L’organizzazione non si limitava al mondo digitale. Sul territorio aveva stabilito una struttura a franchising, con dei “Point” (filiali) strategici a Sant’Elpidio a Mare, Fano e Grottammare. Questa capillarità permetteva al gruppo di esercitare un quasi totale monopolio sul traffico regionale, muovendo cifre da capogiro: circa 150-200 chili di droghe leggere e 30-40 chili di cocaina ogni mese.
Tuttavia, dietro la facciata di servizio “smart”, si celava una violenza brutale. Alla prima consegna, per testare l’affidabilità del nuovo cliente, i corrieri si presentavano armati di pistola. Un deterrente necessario per proteggere un business capace di movimentare tonnellate di stupefacenti e di imporsi con la forza nel tessuto economico illegale del centro Italia.
I numeri dell’indagine:
- 13 persone individuate.
- 200 kg di hashish/marijuana al mese.
- 40 kg di cocaina al mese.
- 3 province marchigiane sede dei “Point” principali.



