CASTELLAMMARE DI STABIA – Un’area di 60.000 metri quadrati a ridosso della foce del Sarno è finita sotto sigilli. Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente di Napoli hanno proceduto al sequestro d’iniziativa del Cantiere Navale Marina di Stabia S.r.l., situato all’interno del porto turistico stabiese.
L’operazione si inserisce nella più ampia strategia investigativa denominata “Rinascita Sarno”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, volta a individuare e interrompere le fonti di inquinamento che soffocano il corso d’acqua più inquinato d’Europa.
Le violazioni: un cantiere “fantasma” per l’ambiente
Secondo quanto emerso dai rilievi effettuati dai militari del NOE (Nucleo Operativo Ecologico), supportati dai tecnici dell’ARPA Campania, l’attività di rimessaggio operava in un totale vuoto autorizzativo. Il cantiere è risultato privo dell’AUA (Autorizzazione Unica Ambientale), il documento fondamentale che regola gli impatti delle attività produttive sul territorio.
Le contestazioni mosse dai Carabinieri riguardano tre gravi violazioni del Testo Unico Ambientale:
- Scarico abusivo di reflui industriali (Art. 137);
- Assenza di autorizzazione per le emissioni in atmosfera (Art. 279);
- Gestione di rifiuti non autorizzata (Art. 256).
Manutenzioni sul nudo terreno
Lo scenario descritto dagli investigatori è preoccupante. All’interno del cantiere erano presenti circa 120 imbarcazioni, alcune delle quali di grosso cabotaggio. Le operazioni di manutenzione, che prevedono l’uso di solventi e vernici tossiche, venivano effettuate direttamente sul “nudo terreno”.
Senza alcuna pavimentazione impermeabilizzata o sistema di depurazione, le sostanze inquinanti filtravano nel suolo o confluivano nella pubblica fognatura, terminando la loro corsa direttamente nel fiume Sarno e, di conseguenza, nel Golfo di Napoli.
“Un gravissimo pericolo di inquinamento del suolo e del corso d’acqua recettore”, sottolineano i militari, descrivendo un flusso costante di acque reflue non trattate riversate nell’ambiente.
Un fronte comune contro l’inquinamento
Il sequestro di oggi non è un episodio isolato, ma il risultato del Protocollo d’intesa sottoscritto il 17 dicembre 2025 tra le Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, insieme all’ARPAC e alle forze di polizia giudiziaria.
L’obiettivo della task force è il monitoraggio capillare di tutte le aziende ubicate nel bacino idrografico del Sarno. Le indagini restano tutt’ora in corso per accertare ulteriori responsabilità e garantire la bonifica di un’area cruciale per l’ecosistema marino tra Castellammare e Torre Annunziata.



