Con il 53% dei voti, i cittadini bocciano la riforma della magistratura. Affluenza record al 59%, ma il Paese si spacca geograficamente tra Nord e Sud
L’Italia ha scelto la continuità. La consultazione referendaria del 22 e 23 marzo 2026 si è conclusa con una vittoria del fronte del No, che ha raccolto circa il 53% delle preferenze, contro il 47% dei favorevoli alla riforma.
Il dato più sorprendente, tuttavia, riguarda la partecipazione: l’affluenza ha sfiorato il 59%, un numero significativamente superiore alle medie storiche per i referendum costituzionali, segno di quanto il tema della giustizia fosse sentito dall’elettorato.
Sebbene il risultato nazionale sia chiaro, l’analisi territoriale rivela una profonda frattura geografica. Il Sì è riuscito a imporsi soltanto in una “enclave” produttiva del Nord, conquistando la maggioranza in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Nel resto del Paese, e in particolare nel Centro-Sud, il No ha prevalso in modo quasi uniforme, determinando il rigetto definitivo del testo approvato mesi fa dal Parlamento.



