La Giornata Mondiale del Complimento, che ricorre il 1° marzo, nasce nel 2003 nei Paesi Bassi da un’idea del manager olandese Hans Poortvliet, con l’obiettivo di dedicare una giornata ad un gesto semplice quando gratuito: riconoscere il valore degli altri attraverso le parole.
Una ricorrenza apparentemente semplice, che in realtà richiama un meccanismo centrale del comportamento umano. Il complimento, infatti, non è solo una forma di cortesia, ma uno strumento che incide direttamente sul funzionamento del cervello.
Il cervello interpreta il complimento come una ricompensa
Dal punto di vista neuroscientifico, ricevere un complimento attiva il sistema della ricompensa, una rete di aree cerebrali coinvolte nella percezione del piacere e della motivazione. In particolare, viene rilasciata dopamina, il neurotrasmettitore associato alla gratificazione e al rinforzo dei comportamenti.
Questo processo ha una funzione precisa: il cervello associa il riconoscimento sociale a una condizione positiva e tende a favorire i comportamenti che lo rendono possibile. In altre parole, il complimento non è solo un gesto simbolico, ma un segnale che rafforza l’identità e il senso di appartenenza.
Per questo il riconoscimento verbale aumenta l’autostima e contribuisce alla costruzione della sicurezza personale, soprattutto durante le fasi di crescita e nei contesti sociali e professionali.
Dal riconoscimento diretto ai “like”: come è cambiata la ricerca di approvazione
Il bisogno di ricevere complimenti non è una caratteristica moderna. In passato, però, il riconoscimento era legato quasi esclusivamente alla dimensione reale e quotidiana. Arrivava dalla famiglia, dagli insegnanti, dalla comunità o dall’ambiente di lavoro, ed era limitato a contesti precisi e a relazioni dirette. Il complimento aveva un peso specifico maggiore anche perché più raro: rappresentava una conferma esplicita della propria posizione sociale e del proprio valore all’interno di un gruppo ristretto e riconoscibile.
Oggi questo meccanismo si è ampliato e, in parte, trasformato. Con l’avvento dei social network, la ricerca di approvazione si è spostata anche su un piano digitale, dove il riconoscimento è quantificabile e immediato. Like, commenti e condivisioni funzionano come forme di micro-complimenti continui, segnali sintetici ma frequenti di approvazione sociale. Il cervello li interpreta in modo simile ai complimenti tradizionali, attivando gli stessi circuiti della ricompensa.
La differenza principale sta nella scala e nella frequenza. Se in passato il riconoscimento era episodico e legato a momenti specifici, oggi può essere costante e provenire da un pubblico molto più ampio, spesso composto anche da sconosciuti. Questo ha reso il complimento meno raro, ma anche più integrato nella costruzione dell’identità personale, soprattutto tra le generazioni più giovani.
Un meccanismo antico alla base della vita sociale
Mano è tutto, il complimento contribuisce anche al funzionamento delle relazioni sociali. Dal punto di vista evolutivo, il riconoscimento reciproco ha sempre avuto una funzione precisa: rafforzare i legami, favorire la cooperazione e stabilizzare i gruppi. Essere riconosciuti significava aumentare la fiducia reciproca e consolidare la propria posizione all’interno della comunità.
Ieri come oggi esso svolge questa funzione. Nei contesti di lavoro, ad esempio, il riconoscimento verbale contribuisce a migliorare il clima e la motivazione; nelle relazioni personali rafforza il senso di appartenenza; negli ambienti sociali più ampi aiuta a costruire reputazione e identità. Anche quando si manifesta sotto forma di un semplice “like”, il meccanismo resta lo stesso: segnalare accettazione e presenza all’interno di una rete sociale.
La Giornata Mondiale del Complimento richiama proprio questo aspetto spesso sottovalutato: il complimento non è solo una forma di gentilezza, ma uno degli strumenti attraverso cui gli esseri umani costruiscono fiducia, relazioni e comunità.


