Sentirsi come in una bolla, o addirittura viverci dentro. Espressioni di uso comune solitamente utilizzate per indicare un modo di essere o di vivere chiuso in se stesso e, soprattutto, lontano dal mondo reale. È questo, più propriamente, il vero significato della metafora. Una realtà chiusa e diversa rispetto a quella vissuta dai più, ben definita e circoscritta. Ci si chiude in una bolla, o spesso si chiude al suo interno chi si ama, proprio per cercare protezione dal mondo esterno. E come fanno le bolle di sapone più resistenti si cerca di far volare la propria il più lontano possibile dal punteruolo che potrebbe romperla.
C’è una bolla invisibile che spesso circonda chi vive e convive con la disabilità: una sfera protettiva, modellata su unicità ed esigenze. Ma cosa succede se questa bolla, anziché volare lontano, cambia direzione e scoppia sulla quotidianità? Lo racconta, ormai da quattro anni il progetto “Balneabile” del Comitato Territoriale Uisp di Jesi che, in un’edizione di grande partecipazione, ha di nuovo fatto scoppiare la bolla dell’inclusione sopra le piste da sci di Bellamonte.
Il progetto era nato nel 2023 proprio con l’intento di far vivere la montagna e le esperienze invernali che essa ha da offrire a famiglie e ragazzi con disabilità. Dalla prima edizione, il progetto ha destato sempre più curiosità e richiesta di partecipazione, tanto da far salire in quota quest’anno, dal 22 al 27 febbraio, circa 60 persone tra famiglie, ragazzi ed operatori.
“Da non sciatore – afferma Stefano Squadroni, presidente della Uisp di Jesi – attendendo i ragazzi e le ragazze scendere dalla cima o aspetto i loro genitori rientrare da una passeggiata, magari sorseggiando qualcosa di caldo, e mi chiedo cosa sia davvero il tempo. Per molti è solo una successione di ore, ma per chi vive la disabilità, il tempo è spesso un recinto: tempo per le terapie, tempo per l’assistenza, tempo per le strutture. Con questo progetto – continua – stiamo provando a scardinare quel recinto per restituire il Tempo di Vita alla sua dimensione più pura: quella della scelta e della bellezza. Vedere i ragazzi arrivare sulle piste tutti entusiasti è come entrare in un nuovo paradigma dove portiamo al centro dell’esperienza la parola piacere che da quel momento in avanti, sulle piste… come sulla spiaggia dov’è nato il progetto, trasforma gli utenti o beneficiari in persone“.
“È difficile spiegare a parole cosa viene a crearsi nel corso di quei giorni”, aggiunge Pietro Carbone, coordinatore dell’iniziativa. “Dietro ogni seggiovia presa da un ragazzo non c’è solo una pista scesa o un traguardo sportivo, ma un piccolo passo in un percorso molto più grande. Salire su uno ski dual, fidarsi dell’altro per scendere la pista, o anche solo indossare gli scarponi possono sembrare gesti semplici ma che assumono in realtà un valore enorme ed unico per ogni ragazzo”.
Angela, non vedente ed alla sua prima edizione di Balneabile, racconta: “Non avevo mai sciato prima e grazie a questa possibilità ho potuto farlo. È stato bello sciare, ma soprattutto è stato bello partecipare. Il valore aggiunto di queste giornate va al di là delle esperienze che si fanno. Si crea un gruppo unito di persone, dove ci si conosce e si condividono emozioni che uniscono”.
Oltre allo sci, il programma ha previsto un pomeriggio in piscina, pattinaggio lo Stadio del ghiaccio di Cavalese, una visita all’Osservatorio Astronomico Val di Fiemme, un pranzo marchigiano in quota con pane, ciauscolo e verdicchio, serate a tema con chitarra e giochi organizzati.
“Voglio ringraziare i maestri dell’Associazione Sportabili, tutti i ragazzi e gli animatori che hanno partecipato e reso unica questa esperienza” conclude Carbone, ricordando la prossima volta di Balneabile in montagna in programma per quest’ estate. Un’altra occasione dunque, per portare quella bolla in quota, passo dopo passo. Per ricordare che, laddove la differenza scoppia, viene a crearsi una bolla unica che comprende tutta la realtà, all’interno della quale diventa tangibile il vero significato di inclusione.




