Negli ultimi giorni il tema della classificazione dei comuni montani è al centro del dibattito, coinvolgendo cittadini, amministrazioni locali e istituzioni regionali. La nuova normativa nazionale ha infatti escluso dal riconoscimento numerosi comuni che storicamente erano considerati montani, tra cui Cupramontana, Mergo e Staffolo.
Una questione che, al di là degli aspetti tecnici, ha conseguenze concrete sulla vita dei territori. Essere o non essere classificati come “comune montano” è una condizione che incide su risorse, servizi e possibilità di sviluppo. Per comprendere la portata del cambiamento è necessario partire da un punto: cosa significa oggi essere un comune montano e cosa prevede la nuova normativa.
La nuova classificazione: criteri più rigidi e numerici
Con la Legge nazionale “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane” n. 131 del 12 settembre 2025, lo Stato ha ridefinito i criteri per individuare i comuni montani, passando da valutazioni storiche a parametri oggettivi, misurabili e uniformi su tutto il territorio nazionale. I principali criteri introdotti sono altitudine media del territorio comunale, generalmente superiore ai 350 metri; presenza significativa di aree sopra quota 600 metri; pendenza media e dislivello altimetrico complessivo, indicatori della difficoltà morfologica del territorio.
L’intento dichiarato è rendere la classificazione più coerente e trasparente. Tuttavia, questa impostazione tecnica ha sollevato critiche, soprattutto tra i comuni appenninici che pur presentando caratteristiche tipiche delle aree interne non raggiungono alcune soglie altimetriche.
I comuni esclusi nelle Marche
Oltre a Cupramontana, Mergo e Staffolo, la nuova classificazione ha escluso complessivamente 18 comuni marchigiani. Tra questi, ci sono centri storici e comuni dell’entroterra già fragili sotto il profilo demografico e dei servizi. L’elenco completo comprende in Provincia di Pesaro e Urbino i comuni di Sassocorvaro Auditore, Fermignano, Urbino, Isola del Piano, Montecalvo in Foglia, Petriano, in Provincia di Ancona Cupramontana, Mergo, Staffolo, in Provincia di Macerata Cingoli, Treia, Belforte del Chienti, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Tolentino e in Provincia di Ascoli Piceno / Fermo Appignano del Tronto e Castignano.
La decisione ha provocato immediata reazione da parte delle amministrazioni locali, che hanno diffuso in vari casi comunicati congiunti esprimendo “forte preoccupazione” per gli effetti concreti sulla gestione dei territori. Come dichiarano i sindaci di Cupramontana, Mergo e Staffolo:
“Da un giorno all’altro comuni storicamente montani hanno scoperto di non esserlo più, mentre altri hanno improvvisamente guadagnato il titolo di ‘montano’”.
Cosa cambia nella pratica
La montanità riconosciuta dallo Stato non è solo simbolica, ma comporta vantaggi concreti. Tra questi l’ accesso a finanziamenti pubblici: i comuni montani possono partecipare a bandi dedicati o ottenere punteggi aggiuntivi nell’assegnazione di risorse nazionali ed europee. La perdita dello status può tradursi in minori opportunità di attrarre investimenti. Il supporto ai servizi essenziali: scuole, sanità e servizi socio‑educativi nelle aree montane beneficiano di deroghe per garantire la presenza anche in territori con pochi abitanti, evitando spopolamento e chiusura di servizi. La nuova classificazione può incidere direttamente sull’organizzazione di tali servizi.
Sostegno all’agricoltura e allo sviluppo rurale: numerosi incentivi europei e nazionali sono destinati alle aree montane, dove le difficoltà produttive sono maggiori. L’esclusione dai comuni montani può limitare l’accesso a questi strumenti, con ricadute sulle imprese locali. Infine agevolazione della fiscalità e incentivi locali: in diversi territori montani esistono agevolazioni fiscali e incentivi per famiglie e attività produttive, pensati per compensare le difficoltà logistiche e strutturali.
Infine, dallo sviluppo infrastrutturale alla manutenzione della viabilità e alla prevenzione del dissesto idrogeologico, i comuni montani godono di una priorità spesso fondamentale per la sicurezza e la vivibilità.
Come sottolineato dalle amministrazioni locali interessate, la normativa entrata in vigore si basa su dati oggettivi come altitudine e pendenza, ma non sempre cattura la complessità delle aree interne. Molti comuni esclusi, pur non raggiungendo le soglie altimetriche, presentano caratteristiche tipiche delle aree montane: isolamento, popolazione dispersa e difficoltà nell’accesso ai servizi.
Questi fattori dovrebbero essere considerati insieme ai parametri tecnici, per evitare decisioni che penalizzano realtà già vulnerabili.
Supportate da UNCEM Marche e ANCI Marche, le amministrazioni hanno anche chiesto un incontro urgente con il Ministero per gli Affari Regionali per discutere possibili correttivi. La richiesta principale è un reintegro dei comuni esclusi o, almeno, l’introduzione di criteri più sfaccettati che tengano conto delle reali difficoltà dei territori.



