Saturday 21 February, 2026
HomeMarcheCultura MarcheL’acqua, la memoria, l’assenza: al Museo Ghergo i “Dialoghi Visivi” di Paolo Monina

Il presente non è un archivio ordinato, ma un insieme di frammenti, riflessi e incrinature. È in questo spazio liminale che si muove la ricerca di Paolo Monina, protagonista della mostra “DIALOGHI VISIVI DEL PRESENTE – Archivi collettivi e poetici”, che aprirà i battenti al Museo Ghergo di Montefano (MC) il prossimo 28 febbraio.

L’esposizione, curata da Andrea Carnevali, non propone una fotografia che “rappresenta” staticamente la realtà, ma una visione che ne saggia i limiti, trasformando l’immagine in traccia e la memoria in materia viva.

L’acqua come soglia e dispositivo mentale

Il cuore pulsante del percorso espositivo è l’acqua. Non un semplice soggetto da cartolina, ma un elemento primordiale e perturbante. Per Monina, l’acqua è una “soglia” speculativa: dal confronto con l’oscurità delle profondità alla vastità dei mari del Nord, l’elemento liquido diventa misura della solitudine e interruzione dell’illusione di conoscenza totale.

Secondo il curatore Carnevali, il lavoro di Monina mette alla prova la nostra fiducia nell’evidenza, costringendo lo sguardo a sostare davanti a ciò che non può essere facilmente nominato.

Il sudario contemporaneo e la responsabilità dell’immagine

Una delle sezioni più intense della mostra accosta la fotografia all’archetipo della Sindone. Qui, l’immagine non è reliquia, ma segno generato dal contatto. Il riferimento si fa tragicamente attuale nel ricordo degli sbarchi e dei corpi senza nome restituiti dal mare: l’uso di materiali poveri e industriali, come il cellophane, trasforma la superficie fotografica in un sudario contemporaneo, capace di registrare la perdita senza cercare facili consolazioni.

“Il Museo riconosce la propria missione nell’accogliere un progetto che interroga il presente con rigore e misura,” afferma Claudia Scipioni, presidente dell’Associazione Effetto Ghergo, “offrendo un’esperienza in cui l’archivio non è deposito, ma forma viva di memoria condivisa.”

Domande radicali: che colore ha la morte?

La mostra non offre risposte, ma solleva interrogativi profondi. Attraverso una coerenza cromatica severa, Monina indaga il concetto di fine, sia attraverso il pensiero infantile — con la sua semplicità perturbante — sia attraverso l’immagine di un’infanzia solitaria davanti al mare, simbolo di una continuità inquieta tra nascita e sparizione.

Il percorso si conclude con una riflessione sull’“illusione della trasparenza”. Corpi ridotti a strutture quasi radiografiche mostrano come la massima visibilità possa coincidere con l’assenza: ciò che conta davvero (dolore, desiderio, memoria) resta irriducibilmente opaco alla lente tecnica.

Autore

Cristina Carnevali

Di professione avvocato, fondatrice di capocronaca.it. Già collaboratrice e direttore editoriale per realtà locali, vincitrice del Premio giornalistico "Giuseppe Luconi" 2020 nella sezione "quotidiani on line delle Marche", oggi guida della redazione di capocronaca.it. Appassionata di sport, ha fatto i primi servizi sul campo, per poi occuparsi a 360° dell'editoria e della comunicazione.