È la data che idealmente invita a riflettere su un paradosso difficile da digerire: mentre milioni di famiglie italiane affrontano scelte quotidiane tra qualità, prezzo e quantità, tonnellate di cibo commestibile finiscono ogni anno nella spazzatura. Nella Giornata Mondiale contro lo Spreco Alimentare che ricorre ogni 5 febbraio, il fenomeno assume una dimensione tangibile per l’economia domestica e per l’ambiente, ma soprattutto per le nostre abitudini di consumo.
Il cibo sprecato nella filiera italiana raggiunge cifre impressionanti: oltre 4,5 milioni di tonnellate di prodotti all’anno, per un valore complessivo di circa 14 miliardi di euro. La parte più rilevante di questa enorme quantità — più della metà — proviene dalle nostre case, a testimonianza di come il consumo domestico pesi maggiormente nel bilancio dello spreco nazionale.
I cibi che “spariscono” prima di essere gustati
Nel cuore di questo spreco ci sono gli alimenti che ci troviamo più spesso nel frigorifero o sul tavolo, ma che per diversi motivi non consumiamo mai:
- Frutta fresca è in cima alla lista: spesso deperisce rapidamente o non viene consumata in tempo.
- Pane, prodotto simbolo della nostra cucina, finisce troppo spesso tra i rifiuti.
- Verdure e insalate, anch’esse altamente deperibili, rappresentano un’altra quota consistente dello spreco alimentare.
- Cipolle, aglio e tuberi, spesso mal conservati, chiudono la top degli alimenti più scartati.
Questi alimenti condividono una caratteristica comune: la deperibilità. Prodotti freschi, senza conservanti o adeguati strumenti di conservazione, tendono a deteriorarsi in tempi brevi, aumentando la probabilità di finire nei rifiuti prima che vengano consumati.
Un fenomeno che pesa su tasche e ambiente
Lo spreco alimentare non è solo un problema etico: ha ricadute economiche tangibili nelle famiglie italiane e implicazioni ambientali significative. Buttare cibo significa “gettare via” non solo alimenti, ma anche risorse naturali impiegate per produrli: acqua, terra, energia e lavoro umano.
La spesa media pro capite legata allo spreco supera spesso diverse decine di euro all’anno, sommandosi a un costo complessivo che tocca miliardi di euro a livello nazionale. Ogni italiano getta quotidianamente decine di grammi di alimenti commestibili, con una significativa incidenza sul budget familiare.
Oggi, 5 febbraio, ricorre così l’occasione per guardare ad un fenomeno che riguarda ciascuno di noi: dalle scelte di spesa alla pianificazione dei pasti, dalla conservazione degli alimenti alla consapevolezza dei propri comportamenti quotidiani. Ridurre lo spreco può tradursi in risparmio economico, rispetto per il cibo e minor impatto sull’ambiente. In un Paese dove la qualità degli alimenti è parte integrante dell’identità culturale, imparare a non sprecare quanto si produce e si acquista potrebbe diventare, davvero, un valore condiviso.



